di Monia Savioli *

Dal 27 al 28 maggio scorso si è svolta a Firenze la quarta sessione informativa per gli ufficiali della Riserva Selezionata. Un appuntamento importante che ha riunito nel capoluogo toscano oltre 200 colleghi provenienti da ogni parte di Italia. Al di là della splendida opportunità concessa dalla Forza Armata di poter incontrare nuovamente compagni di corso e ufficiali conosciuti durante i vari impieghi, la sessione informativa è risultata utile per evidenziare alcuni aspetti di fondo che caratterizzano il rapporto fra i professionisti in divisa che alimentano il bacino della Riserva Selezionata e le componenti effettive che danno vita all’Esercito Italiano.

Uno per tutti: la consapevolezza, messa in luce anche dal risultato del sondaggio commissionato dallo Stato Maggiore Esercito inerente la “percezione degli Ufficiali della Riserva Selezionata nell’ambito della Forza Armata” che questi due mondi siano destinati a restare divisi. Una sensazione che non vuole essere un giudizio ma semplicemente una constatazione condivisa dalla maggioranza dei colleghi. Può non essere un dato negativo. Sicuramente rappresenta un ostacolo nel raggiungere quell’obiettivo primario che ha determinato la nascita della Riserva, vale a dire l’arricchimento delle capacità espresse dalla Forza Armata attraverso le collaborazioni ed il supporto offerto da professionisti civili, assunti in forza temporaneamente.

Dal sondaggio, del quale non sono stati forniti i risultati ma soltanto proiettati su lastrine scritte in nero su fondo viola e quindi non immediatamente distinguibili, è emerso che in generale il grado di conoscenza della riserva ed il valore professionale offerto, nonché la preparazione militare evidenziata dopo gli addestramenti, sono stati giudicati dalla Forza Armata, sufficiente per una media del circa 60% degli intervistati. Se, da un lato, i relatori hanno insistito sul fatto che tale risultato può essere considerato semplicemente un trampolino verso miglioramenti importanti, dall’altro, fra i riservisti, si è ancor più radicata la sensazione di rappresentare una risorsa più tollerata che gradita.

Soprattutto perché dall’istituzione della Riserva sono passati anni. Il sondaggio è stato uno dei pochi elementi di novità introdotti dalla sessione informativa che non ha lasciato spazio ad interventi di ufficiali riservisti, previsti nel consesso di due anni fa a Palermo, il primo al quale ho partecipato, e neppure a domande. Il programma ha contemplato una lunga serie di interventi serrati senza permettere possibilità di approfondimento anche nei pochi momenti di pausa, causa l’immediato rientro dei relatori che non hanno presenziato ai momenti conviviali. Sicuramente è emerso che i due bacini di impiego privilegiati per gli ufficiali riservisti appartengono al Cimic e al 28° Reggimento Pavia di Pesaro che impiega esperti funzionali in comunicazioni operative (Psyops).

Una sessione informativa quindi a senso unico, avara di proposte e progettualità mirate a trasformare in futuro quella sufficienza conclamata dal sondaggio in una valutazione più ottimista. Anche in questo traspare quella sensazione di diversità che marchia a fuoco la riserva selezionata. E dire che gli ufficiali riservisti sono assolutamente coscienti delle difficoltà a cui saranno esposti negli impieghi a partire dalle lacune nella preparazione militare che indubbiamente li differenzia dai militari effettivi e che varrebbe la pena di colmare prevedendo ad esempio, richiami periodici per motivi unicamente addestrativi.

E sono, per questo, doppiamente consapevoli di essere esposti alla medesima percentuale di rischio che, nei teatri operativi, coinvolge i militari effettivi. Varrebbe forse la pena di chiamare in causa anche la riserva per offrire l’opportunità agli ufficiali che la compongono di esprimersi per istituire un dialogo costruttivo che possa soddisfare entrambe le parti. Potrebbe rappresentare una nuova opportunità, capace di motivare ulteriormente gli ufficiali della Riserva a vantaggio esclusivo della Forza Armata e del suo impiego. (31 maggio 2011)

 

* giornalista professionista, sottotenente della riserva selezionata dell’Esercito, già caporedattore della radio “Sada e Azadi” del Regional Command West di Herat (Afghanistan)

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