Il rombo dell’aereo si sente nell’intera vallata. Non c’è la luna e i paracadutisti delle forze speciali americane si lanciano nell’oscurità. Obiettivo liberare alcuni ostaggi ed eliminare le guardie talebane che sono di guardia al villaggio e all’abitazione dove è rinchiuso l’obiettivo da prelevare.

Chissà quante volte è accaduta veramente una azione di guerra del genere in Afghanistan. Ma se l’operazione si svolge ai piedi delle prealpi pordenonesi all’interno di un’area demaniale, magari sotto gli occhi di alcuni automobilisti che di notte tornano a casa, allora la questione assume un altro significato. Eppure tutto questo potrebbe accadere veramente. E in tempi brevi.

Già, perchè l’amministrazione Usa ha chiesto e ottenuto l’autorizzazione per costruire una sorta di villaggio talebano proprio in provincia di Pordenone. Un fac-simile, per l’esattezza, ma comunque somigliante. L’area individuata è quella del Dandolo, una vasta zona di esercitazione dove già ora si lanciano i parà Usa. Il villaggio servirà per addestrare i soldati a stelle e strisce ad assalti mirati.
In gergo le case, considerate obiettivi da conquistare, vengono chiamante parallelepipedi, ma le sagome non lasciano grande spazio a dubbi: nel Dandolo sorgerà un piccolo agglomerato di abitazioni che somiglierà molto al teatro di guerra afghano.

È stato il Comitato paritetico (l’organismo con rappresentanti civili che verifica i progetti dei militari) ad autorizzare nei mesi scorsi la costruzione di questo complesso necessario ad addestrare i militari ad assalti armati in zone ostili. Da quanto si è appreso la zona dovrà essere molto simile a quelle dei paesi nordorientali, già battuti parecchie volte sia in Iraq che in Afghanistan dalla truppe Usa. Il villaggio almeno secondo le indiscrezioni – sarà costruito nell’area recintata che si trova al confine tra i comuni di Maniago, Arba e Vivaro.

Una zona che in linea d’aria dista pochi chilometri dal sito che già viene utilizzato dai parà americani per addestrarsi ai lanci. La zona stabilità per l’atterraggio si trova sempre al Dandolo nell’area denominata Juliet. È necessario, però, attraversare la strada (una provinciale) e per questo ogni volta che i parà fanno esercitazioni di notte vengono chiamati anche i carabinieri a bloccare il traffico. Una volta attraversata la strada, però, l’obiettivo sarà vicino. I soldati, infatti, entreranno nell’area demaniale e pochi metri dopo c’è la zona recitata dove è stato richiesto l’intervento per la realizzazione del villaggio. In quell’area delimitata è anche permesso l’utilizzo delle armi da fuoco.

Resta però il fatto che l’ipotesi di allargare le aree addestrative e creare nuovi poligoni che si renderanno necessari quando sarà terminato il progetto del Dal Molin che porterà in Veneto oltre 4 mila e 500 soldati americani, sta creando fibrillazioni. Se è vero, infatti, che sino ad ora non ci sono state indicazioni ufficiali, è altrettanto vero che alcuni rappresentanti del Comitato paritetico potrebbero mettersi di traverso.

Non solo. Anche alcuni sindaci pare non siano per nulla felici di vedere fette del loro territorio messe a disposizione di manovre militari e tiri di artiglieria. Ma c’è di più. Nel poligono di Cao – Malnisio sono già state installate le prime barriere fonometriche per attuire i rumori degli spari e sul Ciaurlec, oggi poligono dismesso ma che sarebbe tra le nuove richieste Usa, c’è in piedi un progetto dell’Unione Europea per realizzare escursioni turistiche. Peccato che l’area non sia stata ancora bonificata.

Loris Del Frate, 19 agosto 2011

Fonte: il gazzettino.it

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