di Carmelo Abisso

“Uno dei fondatori della religione taoista scrisse quattro secoli prima di Cristo: fa piu’ rumore un albero che cade che una foresta che cresce. La vita spezzata di Tiziano fa rumore, fa tanto rumore”. Lo ha sottolineato il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola intervenendo il 27 ottobre a Pisa alla cerimonia di celebrazione del 70° anniversario della battaglia di El Alamein, ricordando in apertura di discorso il caporal maggiore Tiziano Chierotti, il militare italiano caduto in Afghanistan.

Presenti alla manifestazione anche il capo di stato maggiore della Difesa, generale Biagio Abrate, il capo di stato maggiore dell’Esercito, generale di corpo d’armata Claudio Graziano e il sindaco di Pisa Marco Filippeschi.

“Era una vita giovane, piena di affetti, di interessi; era un sorriso, un abbraccio, un pensiero – ricorda Di Paola – Un sogno di vita che se n’e’ andato per difendere principi nobili come democrazia, liberta’, difesa dei piu’ deboli, del diritto di libera scelta del popolo afghano. Ma anche e piu’ semplicemente perche’ stava facendo il suo dovere, con il tricolore sul braccio e nel cuore”. Agli altri militari rimasti feriti nell’agguato – il 1°caporal maggiore Fabio Iannuzzi, il caporal maggiore scelto Luca Locci e il caporale Gabriele Lippi – vanno “il nostro pensiero e gli auguri piu’ affettuosi per una pronta guarigione”.

Nel suo intervento, Di Paola ha anticipato che martedi’ 30 ottobre sara’ in Parlamento dove, nell’aula del Senato, illustrera’ il disegno di legge delega di riforma dello strumento militare. “Il provvedimento – ha ricordato – ha un obiettivo fondamentale: rendere le nostre Forze armate adeguate ai tempi, con le risorse disponibili. Se oggi i nostri militari sono apprezzati nel mondo per il loro contributo alle tante missioni, in tante e diverse azioni del passato, e’ perche’ chi ci ha preceduto ha saputo essere lungimirante. Oggi, anche noi vogliamo avere gli strumenti per poter onorare chi, con la stessa divisa, si e’ impegnato per la sicurezza e chi, con la stessa divisa, ha saputo anche morire”.

“Dobbiamo saper adeguare con coraggio le nostre Forze armate – ha sottolineato il ministro della Difesa – anche per i tanti caduti nei teatri operativi, per potere essere anche in futuro in grado di onorare gli impegni internazionali che verranno decisi dal Parlamento. E’ un impegno che il Paese prende non solo come membro responsabile dell’Alleanza Atlantica, dell’Unione Europea, delle Nazioni Unite; e’ un impegno che prendiamo prima di tutto per gli italiani e per onorare chi ha tenuto sempre alto il tricolore: da El Alamein alla Bosnia, dal Kosovo all’Iraq, dal Libano all’Afghanistan”.

Su Massimiliano La Torre e Salvatore Girone, i due fucilieri della Marina ancora in stato di fermo in India, “non e’ il momento delle polemiche – ha detto Di Paola – e’ il momento della solidarieta’ e della fiducia che la Corte Suprema indiana sapra’ riconoscere il diritto internazionale e la giustezza della richiesta italiana di giudicare i due maro’ in Italia”

Anche il capo di stato maggiore dell’Esercito ha sottolineato che “oggi, seppur in maniera ridotta, celebriamo piu’ di una ricorrenza: il 30° anniversario delle missioni di pace e il 70° della battaglia di El Alamein e lo facciamo nel ricordo del caporal maggiore Tiziano Chierotti, del 2° reggimento alpini, ultimo caduto in Afghanistan.

“Sono trascorsi 70 anni – ha aggiunto il generale Graziano – da quando, il 23 ottobre 1942, in Africa settentrionale, i soldati italiani furono protagonisti di uno degli episodi piu’ cruenti della seconda guerra mondiale, meritarono l’onore delle armi dell’allora nemico, tanto che il 3 dicembre 1942 lo stesso premier britannico Winston Churchill pronuncio’ alla Camera dei Comuni la storica frase: “Dobbiamo inchinarci, davanti ai resti di quelli che furono i leoni della Folgore”.

Nell’occasione, sono state conferite onorificenze alle bandiere di guerra dei reggimenti paracadutisti 187° “Folgore” e 183° “Nembo” e ad alcuni militari che con le loro azioni hanno contribuito a dare lustro e prestigio all’Esercito italiano.

 

 

 

 

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