A Roma, nella sala della Protomoteca in Campidoglio, si è svolto il 29 novembre il convegno sul tema “1982 – 2012. Trent’anni di missioni all’estero”, presentato dal generale Franco Angioni.

Il generale Angioni, comandante della missione italiana Italcon in Libano nel 1982, ha raccontato con efficacia quello che era il clima dentro e fuori il nostro Paese in quegli anni, descrivendo quelli che sono stati gli inizi delle missioni militari all’estero: “Era il 23 settembre 1982, quando iniziò la missione in Libano che si concluse il 19 febbraio 1984” ha raccontato Angioni “per il contingente italiano furono mesi intensi, carichi di tensione e di pericoli, con molta soddisfazione dei singoli e delle Forze armate. L’Italia da un punto di vista internazionale sembrava uscita dal letargo”.

Trent’anni fa, in Libano, l’Esercito italiano iniziava, infatti, la sua nuova storia, diventava un Esercito moderno e da allora i militari italiani, ieri di leva e oggi professionisti, sono presenti con impegno e dedizione in tutti i teatri internazionali di operazione.

Il convegno non è stato soltanto un’occasione per ricordare l’ingresso delle Forze armate italiane nelle operazioni complesse delle Nazioni Unite ma anche un momento di riflessione su quelle che sono le sfide presenti e future che il nostro Paese, così come la comunità internazionale, si prepara ad affrontare.

Tra i partecipanti alla prima sessione, incentrata sull’evoluzione dello scenario geopolitico, sono intervenuti, tra gli altri, l’ambasciatore d’Italia alla Santa sede, Francesco Maria Greco, sui rapporti “estero e difesa” sottolineando quanto “le missioni militari all’estero sono la chiave di lettura per l’azione esterna dell’Italia, del pensiero politico e delle tendenze dell’opinione pubblica” e il professor Vittorio Emanuele Parsi, docente dell’università Cattolica di Milano, che ha trattato la crisi mediorientale e gli sviluppi futuri: “Il conflitto arabo israeliano, attraverso una serie di guerre infinite, continua a essere il principale elemento di permanenza nel quadro strategico militare. Viviamo in un mondo in cui l’utilizzo della forza militare è sempre più necessario, sempre più indispensabile”.

L’Esercito italiano è sempre stato presente nei grandi teatri operativi internazionali: Libano, Namibia, Kurdistan, Somalia, Mozambico, Ruanda, Bosnia, Albania, Macedonia, Kosovo, Timor Est, Afghanistan, Iraq, Bosnia, Sudan, Pakistan, Libano, Ciad e Repubblica Centro Africa, Georgia, Haiti.

In chiusura della prima parte del convegno, il capo di stato maggiore dell’Esercito, generale di corpo d’armata Claudio Graziano, che ha comandato il battaglione il Mozambico nel 1992, la multinational brigade Kabul di Isaf in Afghanistan nel 2005 e la missione Unifil in Libano dal 2007 al 2010, ha testimoniato, attraverso la sua esperienza sul campo, l’importante passaggio dall’esercito di leva a quello di professionisti, illustrando l’impiego dell’Esercito nell’attuale contesto geopolitico e strategico.

Nella seconda sessione, dedicata alla cooperazione e sviluppo, il professor Edward Luttwak, che è stato consulente dello Us national security council, è intervenuto sui mutamenti dello scenario geopolitico e le prospettive future. Luttwak, ha sottolineato che nel suo incarico di consulente del segretario per la Difesa degli Usa, in Afghanistan,”non ho mai dovuto fornire pareri sulle Forze armate italiane in quanto queste non hanno mai avuto problemi”, ha poi continuato ribadendo che “in Afghanistan, comunque vadano le cose l’Italia avrá vinto. E’ entrata con delle Forze armate composte da personale semi-professionista e ne è uscita con un Esercito di professionisti”.

Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, nel suo saluto ai partecipanti ha sottolineato quanto: “la credibilità di una Nazione e della sua politica è frutto della preparazione ed efficacia delle sue Forze armate. L’Italia in questi 30 anni è cresciuta”.

Sono circa 5000 i militari dell’Esercito impiegati all’estero, di cui 4000 in Afghanistan (80% dell’impegno totale) e 4600 i militari impiegati su tutto il territorio nazionale nell’operazione “Strade Sicure” e nella vigilanza di siti e installazioni. L’Esercito e tutte le Forze armate concorrono inoltre alla salvaguardia delle libere istituzioni e svolgono compiti specifici in circostanze di straordinaria necessità e urgenza. L’Esercito, da sempre, contribuisce alle attività in caso di pubbliche calamità, solo per citare gli episodi di maggior rilievo: terremoto in Abruzzo (2009), alluvione in Sicilia (2011), emergenza neve nel centro-nord Italia (2012) e terremoto in Emilia Romagna (2012).

Redazione

 

 

 

 

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