di Carmelo Abisso

Lo Stato Maggiore della Difesa ha presentato ieri, nella seconda giornata del Salone del Libro di Torino, presso il padiglione Oval del Lingotto Fiere (Stand W114), il volume dal titolo “AFGhanistan…a testa alta…”, vent’anni di operazioni militari in Afghanistan raccontati attraverso le immagini, i ricordi, le emozioni e le testimonianze dei protagonisti.

Il curatore del libro, Gianandrea Gaiani, direttore della testata on line Analisi Difesa, ha moderato l’evento alla presenza del capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, con gli interventi di alcune tra le figure di spicco dell’esperienza militare italiana in Afghanistan, il generale di corpo d’armata Carmine Masiello attuale sottocapo di stato maggiore della Difesa e già comandante del Regional command west nell’ambito dell’operazione Isaf e il generale di corpo d’armata Salvatore Camporeale già vice comandante della missione Resolute Support.

“E’ un libro con tante fotografie e tante testimonianze – ha esordito Gaiani – Il titolo, una frase scolpita che sintetizza il bilancio di 20 anni, si deve al ministro della Difesa Lorenzo Guerini che in Parlamento disse: “I militari italiani escono dalla missione afghana a testa alta”.

L’ammiraglio Cavo Dragone ha ricordato il suo primo impegno in Afghanistan, subito dopo l’attacco alle Torri Gemelle nel 2001, con il battesimo del fuoco in base all’articolo 5 della Nato, come capo della componente aerea della Marina e i successivi come comandante di Comsubin, Cofs e Coi. Ha sempre ricevuto grande apprezzamento verso i militari italiani per due motivi: l’approccio istintivo con la capacità di entrare nella realtà locale e la qualità di soldati di prim’ordine, di combattenti al top.

“Durante la fighting season nel 2011ha detto il generale Masiello – dovevo tenere i miei paracadutisti calmi, volevo che fossero davanti i soldati afghani. Ricordo l’attacco talebano al Prt di Herat, il tentativo di violare la nostra infrastuttura, con il grave ferimento del capitano Gennaro Masino che vedo oggi con piacere tenente colonnello qui in sala. Una sera a cena, Ismail Khan, il signore della guerra di Herat, mi disse: “Non si illuda, nel nostro paese un esercito è già stato sconfitto, un altro esercito lo sarà”. La comunità occidentale ha fatto molto. I valori non si impongono, si rispettano”.

Il generale Camporeale ha attraversato tutto l’Afghanistan come vice comandante della missione Resolut Support, che aveva compiti di train, advise e assist. Ha conosciuto i militari afghani, soldati valorosi, che hanno avuto comunque settantamila morti in combattimento. Dopo la caduta di Kabul, l’università di Padova ha accolto molti studenti afghani. La rettrice, in un incontro, gli ha detto che sono in Italia perchè hanno vissuto 20 anni come occidentali. La cultura è l’unico strumento per spegnere la violenza. Sono semi piantati che sbocceranno.

“Vorrei spendere un minuto – ha concluso il capo di stato maggiore della Difesa – per ricordare i 53 caduti e i 700 feriti, di cui 150 gravi, in Afghanistan”.

1 COMMENT

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here