Club Atlantico, Ben Pastor torna a Bologna

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di Carmelo Abisso

Il Club Atlantico ha organizzato il 26 giugno presso The Sydney Hotel di Bologna l’incontro dal tema “Lo specchio del pellegrino metafora narrativa del soldato”. Ospite la scrittrice Ben Pastor. Ha introdotto e moderato l’evento il generale Giorgio Battisti, presidente del Club Atlantico di Bologna.

Ben Pastor, nata a Roma, laureata in Lettere con indirizzo archeologico presso l’università La Sapienza, docente di scienze sociali nelle università americane, ha scritto narrativa di generi diversi con particolare impegno nel poliziesco storico. E’ la creatrice delle serie di Martin Bora. Lo specchio del pellegrino è il tredicesimo dei romanzi con i quali è cesellato un personaggio singolare e autentico, immerso in una catastrofe immane. Una saga il cui interesse non soltanto è legato all’ingegnosità delle trame gialle e alla documentata cura storica, ma dovuto anche all’introspezione psicologica che magnetizza molti interrogativi sui modi in cui una persona nata buona possa essere trascinata dal male della storia.

Chi è il protagonista del libro?

Martin Bora, classe 1913, è un capitano di cavalleria dell’Abwehr, il servizio segreto militare tedesco, ispirato a Claus von Stauffemberg, l’attentatore di Hitler. Militare e investigatore competente, risolve casi eccellenti. Le storie di Martin Bora nascono dalle scelte della vita.

Qual è la relazione tra deontologia e pragmatismo per un militare?

Il bene supremo è spesso in contrasto con le scelte di comando. Occorre allentare il rispetto delle regole, rifiutare un ordine che viola la moralità e l’umanità.

Qual è la figura del soldato nei conflitti odierni?

Addestrare gli uomini a fare il loro lavoro e capire cosa c’è dietro al conflitto. Non cadere nella narrazione. La disciplina è come un abito, chi lo sa portare e chi no.

Il libro è ambientato a Odessa, qual è la sua caratteristica?

Caterina la Grande l’ha voluta alla fine del settecento, fondata sulle paludi da imprenditori e aristocratici russi, francesi e ispano-napoletani, città del porto franco sul Mar Nero. Fin dagli inizi ebbe una forte presenza ebraica, non risparmiata dai pogrom nel corso degli anni. Odessa fu vittima di repressioni durante la Rivoluzione bolscevica e le purghe staliniane dell’NKVD negli anni Trenta. Nell’agosto del 1941 cadde in mano alla 4^ armata dell’esercito romeno, alleato della Germania nazista. I romeni coadiuvarono l’infame compito degli squadroni della morte tedeschi o Einsatzgruppen, portando avanti la quasi totalità delle brutali uccisioni in città. Nonostante la sua storia travagliata, Odessa mantenne sempre i suoi tratti distintivi: humor proverbiale, genio nel raccontarsi, tolleranza per gli eccessi di una criminalità variopinta e diffusa, e soprattutto un’incrollabile gioia di vivere.

 

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