di Carmelo Abisso

Alla libreria Feltrinelli di Modena è stato presentato venerdi 17 maggio il romanzo di Saliha Sultan dal titolo La bambina di Kabul, edito da Piemme. La conversazione con l’autrice è stata condotta dal generale Giorgio Battisti, analista, già primo comandante del contingente italiano della missione Isaf a Kabul in Afghanistan. “Ho avuto modo di ritrovare in alcuni passi del libro le storie degli ultimi 20 anni trascorsi in quattro turni di missione in Afghanistan – ha detto Battisti introducendo la presentazione – E’ la storia di tante donne e ragazze che vivono una realtà socio-culturale diversa da noi. Saliha è nata in Afghanistan nel 1988, vive in Italia da 20 anni ma non ha mai dimenticato il suo Paese. La bambina di Kabul è la sua storia”.

Perché ha deciso di scrivere questo libro?

“L’idea è nata quando i talebani sono ritornati in Afghanistan. Prima scrivevo articoli per i giornali. Raccoglievo le storie delle donne in difficoltà. Volevo dare voce alle donne afghane e dai lì è nata l’idea di scrivere un libro, non la mia storia ma un’altra donna. Ma serviva inserire il mio vissuto e ho deciso di scrivere la mia biografia in italiano, sperando di dar voce a tutte le donne”. Dal prologo, legge un brano Laura: “Marzo 2022, oggi sarebbe stato il primo giorno di scuola. In Afghanistan l’inizio delle lezioni coincide con i primi giorni di primavera. Povere ragazze, erano otto mesi che aspettavano questo momento. Da quando i talebani sono tornati al potere, hanno preso decisioni contro il volere del popolo. Chiudere la scuola è un messaggio chiaro, inequivocabile. Significa “studiare non serve”, “l’ignoranza è un bene”. A me fa male solo a pensarla una frase del genere. L’ignoranza è un bene. No, l’ignoranza è ciò che ha reso il mio adorato Paese, l’Afghanistan, una terra di conflitto senza legge alcuna”.

Come ricorda l’infanzia?

“Bella, nel nord dell’Afghanistan, a Kunduz. Ma anche di paura, di povertà, di tristezza. Avevo tante responsabilità, perché con le guerre, figlia di un comandante, dovevo seguire la mia famiglia. Ricordo le gare di aquiloni con i miei fratelli, per non farci sentire la pesantezza della guerra. Nel 1996 i talebani hanno proibito tutto”.

Quali sono state le donne coraggio della sua vita?

Mia nonna e mia mamma. La nonna aveva una forza incredibile. Infermiera all’ospedale Malalai di Kabul, sposata si è trasferita a Kunduz. Assisteva le donne, la chiamavano Adee, mammma, si affidavano a lei, incoraggiava tutte le altre. Durante la guerra ha aiutato la famiglia, i russi cercavano mio padre, i miei sono scappati. Mia madre era un punto fermo della famiglia, rassicurante, quando mio padre non c’era”.

Ci parli della figura di suo padre?

“Mio padre è stato assassinato dai talebani, quando sono tornati. Era un supereroe. Ci dava tutta la fiducia, ci faceva capire che una donna poteva fare tanto, ci faceva studiare, ci diceva “non fate la spesa ma comprate i libri, se studiate potete aiutare questo Paese”.

Ha mai pensato di tornare in Afghanistan?

“Avevo 17 anni quando sono arrivata in Italia, a settembre, il cielo era grigio, i primi periodi non buoni. Dopo sei mesi sono tornata per prendere il diploma di maturità, nel 2006. Ero da sola in Italia, ma ho pensato di poter cambiare, non volevo tornare indietro”.

Come si è trovata a Modena?

“Qui a Modena ho imparato l’italiano e conosciuto persone straordinarie. Modena oggi è come una mia seconda famiglia. Sono grata a questa città. Mi sono separata dal primo marito, poi ho conosciuto Luca. Avevo già una bambina. “Io accetto il pacchetto completo” mi ha detto Luca. Trovare un uomo che ti accompagna e ti aiuta è qualcosa di straordinario”. Speriamo che questa testimonianza contribuisca – ha concluso Battisti – ad aprire uno squarcio su tante realtà che ancora oggi ci parlano di violenza sulle donne.

Nella foto: Giorgio Battisti e Saliha Sultan

 

 

 

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