Si è conclusa sabato scorso la settima missione umanitaria legata al programma di sostegno alla popolazione ucraina vittima dell’aggressione russa, promosso da diverse realtà del territorio forlivese tra cui il Comitato per la lotta contro la fame nel mondo, il Comune di Forlì e la Caritas diocesana. Il programma, che prevedeva due distinti progetti, è stato approvato in toto dalla Regione Emilia-Romagna che ne ha finanziato l’attuazione.

Il primo progetto, denominato Forlì per l’Ucraina ha visto la consegna in Polonia, Romania ed Ucraina, con cinque sortite, di una trentina di tonnellate di aiuti primari destinati ai profughi ucraini accolti nei campi prossimi al confine, oppure agli sfollati interni assistiti dal governo ucraino. La Regione Emilia-Romagna ha coperto le spese di attuazione mediante un contributo di Euro 12.000,00. A dare attuazione a questo progetto in termini di reperimento di aiuti umanitari e consegna alle destinazioni individuate, sono state le Associazioni di volontariato Protezione Civile di Forlimpopoli, Croce Verde di Meldola, Protezione Civile di Bertinoro, Help for Family ed altri sostenitori privati.

Il secondo progetto, denominato Help Ukraine: insieme per la tutela dei bimbi e donne ucraine, ha visto un’importante consegna di materiale sabato scorso (manca un’ultima consegna prima di Natale in una cittadina ucraina). Si è finora composto di due missioni, di cui una legata ad uno specifico progetto teso alla salvaguardia della vita umana e l’altra alla consegna di 17 tonnellate di aiuti primari destinati a vari centri di accoglienza profughi in Romania, Moldavia e Ucraina (complessivamente 10 località). In particolare sono stati consegnati farmaci pediatrici e materiali per la medicazione, alimentari, coperte, vestiario e tende da campo. Significativa la consegna alla Protezione civile ucraina 17 generatori che verranno utilizzati per istituire altrettanti punti campali di assistenza alla popolazione. Per l’attuazione di questo progetto in termini di reperimento di parte di aiuti umanitari e consegna alle destinazioni individuate, hanno contribuito le Associazioni

di volontariato Protezione Civile di Forlimpopoli, Croce Verde di Meldola, Protezione Civile di Bertinoro, l’International Peace Bureau Italia e A.N.M.CRI. Mediante il contributo regionale (Euro 59.000,00) è stato possibile acquistare i farmaci e undici generatori di corrente. La Protezione Civile di Forlimpopoli ha messo a disposizione sei generatori, mentre la società Formula e Servizi ha messo a disposizione 3.270 kg di disinfettanti; inoltre la Croce Verde di Meldola ha donato biscotti e materiale sanitario, l’emporio Caritas un pallet di marmellate e cioccolate. Undici tonnellate di aiuti sono stati forniti dal Comitato per la lotta contro la fame nel mondo. L’autoarticolato utilizzato per il trasporto degli aiuti è stato messo a disposizione gratuitamente dalla Soc. Cooperativa Polo Autotrasporti e la ditta Vignali, con anche il prezioso autista, un giovane rumeno originario dei luoghi.

Di fondamentale importanza strategica è stata l’istituzione da parte della ODV Help for Family dell’HUB a Radauti, in Romania, al confine con l’Ucraina, presso il Centro Sociale Maria Ward che ha fornito sostegno in termini di magazzinaggio e distribuzione aiuti umanitari, portati in loco ed anche supporto logistico ed alloggio per i volontari. Sempre nell’ambito dei due progetti le suore del Centro Sociale hanno provveduto per mesi al lavaggio e sterilizzazione degli effetti letterecci del campo profughi attendato di Radauti che ospitava alcune centinaia di profughi ucraini. Complessivamente nelle sette missioni sono state consegnate 50 tonnellate di aiuti per un valore di oltre 250.000 euro, a breve sarà l’ottava e ultima missione. E’ bene precisare che il programma di sostegno umanitario di cui si tratta non è stato solo una mera consegna di aiuti umanitari o generi necessari a superare le criticità invernali, ma anche un lavoro prezioso per la tutela della vita umana, seguendo due significative direttrici di lavoro.

La prima ha riguardato la consegna di strumenti idonei al rilevamento della radioattività nel caso dovessero accadere incidenti ai 15 reattori presenti in Ucraina e consentire agli operatori di adottare misure precauzionali. E’ stata fatta una prima formazione sul posto e per il futuro seguiranno lezioni a distanza per perfezionare le conoscenze, oltre che ulteriori iniziative a sostegno di questo lavoro di prevenzione.

La seconda direttrice di lavoro è stata invece rivolta al drammatico tema degli ordigni bellici inesplosi e le mine anti-persona o le trappole esplosive. Le autorità locali affermano che il 40% degli ordigni non esplode in quanto obsoleti e quindi questi rimangono attivi sul terreno e negli insediamenti urbani, mentre le aree interessate alla presenza di tali rischi sarebbero pari alla vastità dell’Italia. In questo ambito due volontari specializzati hanno dato supporto alla protezione civile ucraina che opera alacremente per rimuovere o distruggere gli ordigni inesplosi (circa 300.000 fino ad oggi), oltre che informare la popolazione, specialmente infantile, sui pericoli che rappresentano questi residuati bellici. Nell’ambito di questo programma sono stati distribuiti migliaia di opuscoli in lingua ucraina ai profughi, specialmente i bimbi, che sono ospitati nei campi profughi al confine, in modo da informarli sui pericoli che corrono una volta che rientrano in Ucraina.

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