di Roberto Giardina

«Buonasera», puntuale alle 20.30, giungeva la voce del nemico e della libertà. Gli italiani si sintonizzavano su Radio Londra, abbassando il tono, sottovoce, nel timore di essere scoperti e denunciati dal vicino. Le trasmissioni della Bbc erano iniziate il 27 settembre del 1938, dopo il Patto di Monaco, che avrebbe dovuto garantire la pace, piegandosi a Hitler, ma per l’Italia la voce rauca e tranquilla di Harold Stevens (nella foto), il colonnello Buonasera, come fu soprannominato, cominciò ad arrivare nel ’39, ottant’anni fa. Stevens era stato addetto militare a Roma, il suo italiano aveva l’accento britannico, misto a una rassicurante inflessione napoletana. Non si lasciava andare a toni drammatici e alla retorica, sembrava di conversare con un amico degno di fiducia.

Gli italiani scoprirono che solo da lui avrebbero saputo notizie credibili sull’andamento del conflitto. Tre note brevi, e una lunga, l’apertura della Quinta di Beethoven, era la sigla di Radio London, che nell’alfabeto Morse, punto punto punto linea, equivalgono alla “V”, come Victory, quella promessa con due dita alzate da Winston Churchill. Quattro note che risuonavano in tutta l’Europa occupata o minacciata dai nazisti, e la vittoria appariva un’illusione. II governo britannico affidò la gestione autonomamente alla Bbc. Ogni sera, un motociclista giungeva dal ministero degli esteri in redazione con gli ultimi dispacci da ogni fronte, e i giornalisti Ii leggevano all’istante, in ogni lingua.

Per noi lavorava anche un giovane redattore che sarebbe diventato famoso dopo la guerra, Ruggero Orlando. La nostra radio è cara, disse una sera Stevens agli italiani, può costare mille lire, lo stipendio di un mese, e due mesi di carcere. II prezzo continuò a salire, fino a cinque anni di confine, e 40 mila lire di multa, il prezzo di una villa al mare, ma non intimorì gli italiani, che riuscivano con gli apparecchi a galena a superare i disturbi sulla lunghezza d’onda proibita. Chi ascoltava Radio Londra da Berlino rischiava la pena capitale. Con il proseguire della guerra, aumentò il tempo della trasmissione, da venti minuti, man mano fino a quattro ore e un quarto. II colonnello Buonasera trasmetteva ai partigiani messaggi in codice, «Felice non è felice, le scarpe sono strette». Divenne un amico per gli italiani antifascisti, e quando gli alleati sbarcarono in Sicilia, su una collina lessero un’enorme scritta: «Ben arrivato Colonnello Stevens».

Per Radio Londra lavorò dal 1940 anche Thomas Mann, che registrava i suoi messaggi nell’esilio in California. Lo scrittore rivelò i crimini nazisti: i tedeschi avevano una colpa collettiva, denunciò. II 5 giugno del ’44, la radio trasmise in francese alcuni versi di Verlaine: «I violini d’autunno feriscono il mio cuore con monotono languore», il segnale dello sbarco in Normandia, l’inizio della fine per il Ill Reich. II colonnello Stevens, un anno dopo, lesse uno strano messaggio: «Aldo dice 26 per uno», il segnale per l’insurrezione del nord contro i nazisti. Ottant’anni, un compleanno festeggiato mentre la Gran Bretagna decide di uscire dalla nostra Europa comune. Una decisione contro la storia. Gli europei, e gli italiani, rimasero affezionati a lungo alla voce della Bbc. Radio Londra decise di porre fine alle trasmissioni per l’Italia solo nel 1981, anche allora per un problema di costi.

Fonte: QN, 23 dicembre 2019

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