Martedì, Ottobre 23, 2018
   
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Rifacendo il letto ho preso Bin Laden

L'ammiraglio che catturò Saddam e trovò Osama pronunciò un discorso agli studenti che è diventato un classico dell'arte di educare. E ora è anche un libro

Intervista di Anna Lombardi

Rifarsi il letto come primo atto del mattino: sembra un'inezia invece è una piccola cosa che dà la carica e la disciplina necessarie per affrontare le avversità. Chi non fa bene piccole cose, come potrà mai farne di grandi?». No, non è il consiglio di una casalinga disperata. L'invito a "rifarsi il letto per cambiare il mondo" arriva dall'ammiraglio a quattro stelle William McRaven, sessantadue anni: l'ex capo dei Navy Seals che nel 2003 catturò Saddam Hussein e nel 2011 ideò l'operazione Neptune Spear che si concluse con la morte di Osama Bin Laden. In pensione dopo trentasettte anni di carriera, oggi è rettore dell'università del Texas. Nel 2014, in occasione della cerimonia di consegna dei diplomi, pronunciò un discorso motivazionale agli studenti, diventato uno dei più ispiratori, insieme a quelli di Steve Jobs e J. K. Rowling. Quel discorso è diventato un libro, Fatti il letto, bestseller internazionale, pubblicato in Italia da Piemme.

 Come le venne in mente di invitare gli studenti a seguire le regole dei Navy Seals?

« Qui in America i discorsi per la consegna dei diplomi sono importanti. Partendo dalla propria esperienza, bisogna preparare i giovani a ciò cui vanno incontro. Per settimane scrissi un discorso diverso: ma non funzionava. A due giorni dalla cerimonia mia moglie suggerì: " Parla di cose che conosci". Ma io conosco solo la vita militare e mi pareva strano parlarne davanti a ottomila studenti civili».

Funzionò?

«Spiegai che certe regole sono universali. Non fa differenza se sei militare o civile, uomo o donna, bianco, nero, ispanico, gay, transgender. Quello che conta è darsi regole semplici e compierle col cuore».

Si può, in un mondo sempre più complicato?

«Per i millennial, cresciuti sotto scrutinio continuo a causa dei social media, è molto difficile. E dunque è importante aiutarli a capire che la vita si basa su regole semplici, che dagli errori si impara e che si deve andare avanti anche quando è ingiusta ».

Quelle regole le servirono anche per uccidere Bin Laden?

«In operazioni delicate come Neptune Spear devi pianificare e semplificare al massimo. All'epoca facemmo qualcosa di rischioso e essenziale: puntammo direttamente sul target».

Saddam Hussein non rifaceva il letto: perché questa cosa la colpì?

«Gettava a terra le coperte e poi ci dormiva. Non significa che se non rifai il letto sei cattivo, ho amici magnifici che non lo fanno. Saddam era sempre stato circondato da gente che si prendeva cura di lui: da solo era incapace di prendersi cura di sé».

Qual è la regola più importante?

«Avere amici e saper fare squadra. Ma anche rispettare i valori di tutti a prescindere dal loro genere, fede, colore della pelle. Le persone si misurano solo dalla loro generosità e dal loro cuore».

Come può un militare americano dare lezioni di vita quando il suo Paese chiude le porte, litiga con gli alleati, attacca la libertà di parola?

« Esercito e governo sono cose distinte: giuriamo fedeltà alla Costituzione, non al Presidente degli Stati Uniti. Siamo fedeli agli ideali americani e chi occupa la Casa Bianca non è necessariamente espressione dell'America. Nell'esercito ho imparato che la potenza della diversità è qualcosa di incredibile: solo insieme, con le nostre differenze, troveremo soluzioni».

Gli eroi esistono ancora?

«Sì: le famiglie che lottano per dare un futuro ai propri figli. Gente che non finisce sui giornali ma ha un cuore grande così».

Dica la verità: ma il letto se lo rifà ancora? O ci pensa sua moglie?

«Ci penso io. Ma devo aspettare che mia moglie si alzi. Più tardi di me».

Fonte: Robinson de la Repubblica con fonte Sebastien Micke/ Paris Match/ Contour by Getty Images, 21 gennaio 2018

 

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