di Carmelo Abisso
Nella Basilica di San Francesco a Bologna il Comando Militare Esercito (CME) “Emilia-Romagna” ha organizzato oggi una funzione religiosa per rendere omaggio alla memoria di San Giovanni XXIII Papa, patrono dell’Esercito.
Alla santa messa, presieduta da monsignor Giovanni Silvagni, vicario generale dell’Arcidiocesi di Bologna, hanno partecipato una rappresentanza di militari di tutti i reparti ed enti dell’Esercito della Città Metropolitana di Bologna. Inoltre, erano presenti, tra le autorità, il consigliere Claudio Mazzanti, in rappresentanza del sindaco di Bologna, il viceprefetto vicario Beaumont Bortone, il procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei minorenni Giuseppe Di Giorgio, il questore Gaetano Bonaccorso, il comandante della Brigata aeromobile “Friuli”, generale di brigata Giovanni Quartuccio, i comandanti provinciali di Carabinieri, Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco, i comandanti di corpo dei reparti dell’Esercito e una rappresentanza di tutte le Associazioni combattentistiche e d’arma del presidio, unitamente ai militari in quiescenza, a conferma del legame tra l’Esercito e il territorio.
Nell’omelia monsignor Silvagni ha evidenziato come San Paolo, nella lettera agli Efesini, esorta a vivere nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Nel Vangelo secondo Giovanni emerge la figura del buon pastore, “pasci le mie pecore”. Il celebrante ha poi ricordato Papa Giovanni XXIII nel celebre “Discorso alla Luna”, pronunciato la sera dell’11 ottobre 1962 in occasione dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II. Affacciatosi alla finestra del Palazzo Apostolico in Piazza San Pietro, il Pontefice rivolse un breve e poetico discorso a braccio alla folla riunita sotto la luce della luna “Tornando a casa, troverete i bambini; date una carezza ai vostri bambini e dite: ‘Questa è la carezza del Papa’“.
Al termine della messa, il colonnello Nicola Perrone, Comandante Militare Esercito “Emilia-Romagna” ha rivolto parole di ringraziamento a monsignor Silvagni, ai cappellani militari che hanno concelebrato la funzione religiosa e alle autorità civili e militari intervenute: “che dimostrano la vicinanza alla Forza armata, soprattutto in questo momento particolare che vede i suoi effettivi impegnati su molteplici fronti caldi attivi nel mondo. San Giovanni XXIII definì la Chiesa tesa a raccogliere e guidare l’umanità con lo spirito del buon pastore. Questa visione si può ritrovare nell’opera dei comandanti a tutti i livelli che, chiamati a guidare gli uomini a loro affidati, possono essere assimilati alla figura del pastore che si dedica interamente al proprio gregge fino ad offrire la vita per loro. Così come il cappellano, quale era il tenente Angelo Roncalli durante la Grande Guerra, si dedica al ministero diretto delle anime per sostenerle nei momenti di sconforto che si provano specie lontano dai propri affetti ed in situazioni di elevata pericolosità. Nella sua famosa enciclica Pacem in Terris, Papa Giovanni XXIII individua gli esseri umani come persone sociali per natura e quindi nati per convivere e operare gli uni al bene degli altri. In questo, egli indica una profonda aspirazione, comune a tutti gli uomini di buona volontà: il consolidamento della pace nel mondo, con il dovere di tutti di spendere le energie per il rafforzamento di questo bene. Noi – ha concluso Perrone – come appartenenti all’Esercito ci riconosciamo in questo impegno e ci affidiamo a chi ci guida per la sua realizzazione”.
San Giovanni XXIII Papa è considerato una figura simbolica per l’Esercito. Durante la sua esperienza militare a cavallo della Grande Guerra incarnò i valori che tutt’oggi guidano gli uomini e le donne della Forza armata. Nel maggio 1915 fu richiamato in servizio con il grado di sergente, nel corpo di Sanità e l’anno successivo venne nominato cappellano militare. Concluse il servizio alla fine del 1918 con il grado di tenente. Offrì assistenza religiosa e morale ai militari feriti e alle loro famiglie, coordinando anche l’assistenza agli orfani e ai profughi e celebrando la Santa Messa nei campi di battaglia.







