Ad Andrea Angeli il VI Premio Letterario “Ambasciatori presso la Santa Sede”

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Il segretario di Stato vaticano cardinale Pietro Parolin ha preso parte il 15 ottobre a Palazzo Borromeo, sede dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, alla cerimonia di conferimento del VI Premio Letterario “Ambasciatori presso la Santa Sede” ad Andrea Angeli (nella foto) per il volume “Fede, ultima speranza. Storie di religiosi in aree di conflitto” (Rubbettino). Un libro – ha affermato – che sa “modulare con sapienza parole sofferte, altre trattenute silenziosamente e con fatica nel cuore incerto dinanzi ad alcuni momenti tragici”. Il porporato ha sottolineato che nell’introduzione al libro, a firma del cardinale Camillo Ruini, si ricorda che “Angeli di professione è un addetto stampa ma è lontano dal linguaggio un po’ freddo di molti rappresentanti di questa categoria”. Qui le parole, ha affermato il cardinale Parolin, “hanno il calore del cuore”. Il segretario di Stato vaticano si è soffermato su alcuni capitoli del volume, definito “un caleidoscopio di storie di presenza di religiosi in aree di conflitto”.

Cristiani d’Oriente

Il discorso del cardinale ha ridato forma ad eventi della storia, a momenti drammatici in cui i religiosi non hanno abbandonato le popolazioni locali nei frangenti tragici della guerra. La prima immagine rievocata è l’ultima messa nella cattedrale di San Giuseppe a Baghdad, “due settimane prima di Desert Storm”. La chiesa, come si ricorda nel libro, era “gremita di fedeli, i più con gli occhi gonfi di lacrime, presagendo cosa sarebbe accaduto a breve”. Durante il conflitto del Golfo, iniziato nel marzo del 2002, “quei religiosi incontrati – ha ricordato il cardinale Parolin – restano accanto alla propria gente; la loro scelta non è stata una forma di eroismo al limite dell’audacia, piuttosto una testimonianza della fede che sa che la vita c’è fin quando si custodisce la speranza”. Un’altra immagine presa dalle pagine del libro dal cardinale Parolin, è quella di un sacerdote a Nassirya, in Iraq, padre Mariano, “che aveva piantato, davanti a un tendone di stile arabo dove celebrava la Messa, una croce di legno alta cinque metri”. Altri capitoli, presenti nel libro e ricordati dal segretario di Stato vaticano, si riferiscono al delicato lavoro, nella cornice di Sarajevo scossa dalla guerra, “di costruzione delle relazioni soprattutto con sacerdoti ortodossi serbi, russi o greci”.

Luci di speranza in Cile dopo il golpe nel 1973

Il cardinale Parolin si è infine soffermato sul capitolo che apre il libro di Andrea Angeli. Una pagina di storia meno recente ma ugualmente rilevante. All’indomani del golpe del 1973 in Cile, vescovi e sacerdoti sono impegnati nella difesa dei diritti umani. Il capofila è il vescovo Raul Silva Henriquez che costituisce la “Vicaria de la Solidaridad” che, seppure fosse un organismo cattolico, coinvolgeva anche luterani ed ebrei. Prestava aiuto ai familiari delle vittime delle repressioni. A questo organismo si aggiunge prima la Caritas guidata da un religioso della Garfagnana e poi il Comité Pro Paz guidato dal gesuita Fernando Salas.  “Ancora una volta – ha sottolineato il cardinale Parolin – i sacerdoti sono una luce di speranza; fu proprio grazie all’aiuto dei religiosi che l’incaricato d’affari Tommaso de Vergottini, riuscì a mettere in salvo centinaia di persone”. Questo volume di Andrea Angeli, ha concluso il segretario di Stato Vaticano, mostra l’anima della fede cattolica: “portare luce nelle tenebre e speranza nella tribolazione”.

Pagine di storia, di vita e di fede

Dopo l’intervento del cardinale Parolin sono state rilette altre pagine del libro “Fede, ultima speranza”. L’autore del volume, Andrea Angeli, ha sottolineato che dai sacerdoti si possono imparare tante cose “che non si trovano nè a scuola nè sui libri di testo”. E ha ricordato le testimonianze di religiosi in terre segnate dalla guerra. Padre Giuseppe Moretti, missionario barnabita in Afghanistan, e il cardinale bosniaco Vinko Puljić, ad esempio, “si sono impegnati per portare la pace e sono rimasti vicini al loro popolo”. Davide Dionisi, inviato speciale del Governo italiano per la promozione della libertà religiosa nel mondo, ha ricordato infine altre figure di religiosi impeganti in vari fronti scossi da conflitti. Dionisi ha spiegato che durante gli anni di lavoro come redattore per la Radio Vaticana e l’Osservatore Romano ha incontrato molti sacerdoti che hanno superato limiti e barriere apparentemente insormontabili. Padre Gerard Hammond, ad esempio, ha varcato oltre 50 volte il confine della Corea del Nord per portare aiuti ai malati di tubercolosi. Tutte luci che fanno realmente sperare nella pace attraverso la forza dell’amore cristiano.

Fonte: Vatican News

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