Prima della fine del suo mandato da segretario generale dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord, Jens Stoltenberg vede realizzato il completamento dell’allargamento dell’Alleanza Atlantica iniziato quasi due anni fa con le richieste di Stoccolma e Helsinki di unirsi in risposta all’invasione russa dell’Ucraina

di Federico Baccini

E ora sono 32 bandiere che sventolano fuori dal quartier generale della Nato a Bruxelles. Con la cerimonia dell’alzabandiera svoltasi oggi (11 marzo) la Svezia ha fatto la sua prima apparizione ufficiale da nuovo membro dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord, portando a compimento l’ultima fase dell’allargamento dell’Alleanza Atlantica nell’anno del 75esimo anniversario dalla firma del Trattato del Nord Atlantico a Washington nel 1949. “L’adesione alla Nato è positiva per la Svezia, per la stabilità del Nord e per la sicurezza dell’intera Alleanza“, ha messo in chiaro il segretario generale dell’organizzazione militare intergovernativa, Jens Stoltenberg, accogliendo al quartier generale di Bruxelles il primo ministro svedese, Ulf Kristersson, a tre giorni dalla conclusione del processo di adesione di Stoccolma.

Nell’arco di meno di un anno Stoltenberg ha visto issare due nuove bandiere, quella svedese e quella finlandese (il 4 aprile 2023), appena prima della fine del suo mandato da segretario generale a ottobre di quest’anno: “L’adesione della Svezia dimostra ancora una volta che la porta della Nato rimane aperta, nessuno può chiuderla, ogni nazione ha il diritto di scegliere la propria strada“. Una risposta chiara alle accuse dell’autocrate russo, Vladimir Putin, e alle polemiche sulla questione dell’allargamento della stessa Alleanza Atlantica in riferimento alle aspirazioni dell’Ucraina di farne parte in futuro. “Quando Putin ha lanciato la sua invasione due anni fa voleva meno Nato e più controlli sui suoi vicini, voleva distruggere l’Ucraina come nazione indipendente, ma ha fallito“, ha sottolineato con forza Stoltenberg in conferenza stampa: “La Nato è più forte, l’Ucraina è più vicina all’adesione come mai prima, e continuiamo a essere al suo fianco”.

A proposito del sostegno dei 32 alleati a Kiev, Stoltenberg ha ribadito che “la resa non è pace” – mettendo un punto fermo alla posizione della Nato rispetto alle parole del fine settimana del capo della Chiesa cattolica, Papa Francesco – e “continueremo a rafforzare l’Ucraina per dimostrare a Putin che non otterrà ciò che vuole sul campo di battaglia”, perché “Putin ha iniziato questa guerra e potrebbe finirla oggi, ma l’Ucraina non ha questa opzione“. Sulla stessa lunghezza d’onda il premier svedese: “La situazione della sicurezza nella nostra regione non era così seria dai tempi della Seconda Guerra Mondiale e la Russia continuerà a costituire una minaccia per la sicurezza euroatlantica nel prossimo futuro“. È per questo motivo che la Svezia ha chiesto di aderire all’Alleanza “per ottenere sicurezza, ma anche per garantirla”, ha assicurato Kristersson, anche se ha escluso la necessità di ospitare sul territorio nazionale armi nucleari o basi permanenti: “Non ci sono piani di espandere il numero di Paesi alleati Nato con armi nucleari“.

Il protocollo di adesione di Svezia era stato firmato (insieme alla Finlandia) il 5 luglio 2022 – dopo la svolta strategica storica la politica di sicurezza nazionale tradizionalmente legata al non-allineamento – e da allora per Stoccolma è stata una strada in salita. A oltre 19 mesi dal vertice di Madrid, l’Ungheria era rimasto all’inizio di quest’anno l’unico Paese membro a non aver approvato in modo formale l’ingresso di Stoccolma nell’Alleanza Atlantica, quando anche la Turchia aveva messo fine al suo durissimo blocco. Un mese e mezzo fa il premier ungherese, Viktor Orbán, aveva fatto cadere formalmente il suo breve ostruzionismo, ma lo stesso non aveva fatto il suo partito Fidesz, boicottando la sessione straordinaria di inizio mese. Trovatosi sotto pressione da parte degli altri membri – e messo con le spalle al muro dalla visita di Kristersson – il premier ungherese ha infine spinto i membri del suo partito a far crollare la resistenza. Il via libera da Budapest è arrivato infine lo scorso 26 febbraio, dopo l’incontro nella capitale ungherese tra i premier Orbán e Kristersson per discutere di cooperazione in materia di difesa e sicurezza.

Fonte: eunews.it

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