6 giugno 2013. Giovanni Francesco Ponti, 52 anni , è un imprenditore di private equity originario di Angara (Varese) che da 25 anni vive fra Parigi e Londra. “Investo i soldi delle banche – spiega – e sono un appassionato di storia italiana, come molti emigrati all’estero. Io manco da 25 anni…”.

 

Per caso su internet ha scoperto che una casa d’aste belga aveva inserito in catalogo la bandiera di guerra della divisione Friuli. Ieri l’ha riconsegnata al comandante della brigata Friuli, il generale Antonio Bettelli, al termine di una breve cerimonia. E’ una storia semplice e curiosa. Ponti ci si è imbattuto per caso.

La didascalia della casa d’asta diceva solo: “Bandiera italiana probabilmente della seconda guerra mondiale, probabilmente trafugata dalla Corsica”. “Così – spiega – mi sono messo a cercare chi era in Corsica nel 1943 e ho scoperto che a Bastia c’era la divisione Friuli. Ho avvisato il generale Bettelli che era in Libano e subito mi ha scritto ringraziandomi. Ho deciso di comprare la bandiera un po’ alla cieca. Curiosamente il giorno dell’asta si sono presentati altri due pretendenti. Cosi siamo saliti da una base di 200 euro al prezzo finale di 2000. Proprio nel giorno nel quale il vessillo partiva alla volta di Bologna per gli esami definitivi mi è arrivata la lettera del proprietario”.

Il cimelio era di proprietà del direttore della rivista specializzata francese Uniformes. “Mi ha scritto – sorride Ponti – di averla comprata dal figlio di un ufficiale francese che l’aveva sottratta alla divisione Friuli nel 1943. Il padre era entrato nella caserma di Bastia, l’aveva ammainata per issare il tricolore transalpino”.

Così la bandiera è tornata a ‘casa’ nella caserma Mameli proprio nei giorni successivi ai sei mesi di missione della brigata nel delicato e caldo scacchiere del Libano meridionale.

Lorenzo Bianchi, 6 giugno 2013

Fonte: Il Resto del Carlino

Foto: Mauro Montaquila

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