In ricordo di Ivano Cardinali

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di Antonio Bettelli

Con la scomparsa all’età di 96 anni di Ivano Cardinali se ne va uno degli ultimi pezzi di storia del Gruppo di Combattimento FRIULI, una delle unità militari che parteciparono, tra le fila dell’Esercito Italiano rigeneratesi dopo l’8 settembre 1943, alla Campagna Militare per la liberazione dell’Italia dall’occupazione nazifascista.

Ivano Cardinali, nato a San Giovanni Valdarno il 4 novembre 1929, aderì da adolescente alle formazioni partigiane della piana toscana, e lo fece, come lui stesso rammentava, nell’unico modo concessogli dalla sua giovanissima età, cioè da staffetta portaordini adusa a muoversi tra le strade polverose del Valdarno inforcando una bicicletta da bersagliere probabilmente più alta di lui.

Quando l’8 settembre 1943 le sorti del conflitto bellico mutarono radicalmente, Ivano, appena quindicenne, si aggregò alle unità militari alleate impegnate nella risalita della Penisola. Il Valdarno era terra di reclutamento per i gruppi di combattimento dell’esercito nati, per evoluzione del preesistente Corpo Italiano di Liberazione, sulle pendici del Sannio beneventano nel settembre del 1944. Ivano era tuttavia troppo giovane per aderire a quel reclutamento al quale molti giovani del luogo risposero con entusiasmo, e così, quando il moto di liberazione attraversò la Toscana, egli, desideroso di dare il proprio contributo, si unì come garzone di officina alla Divisione Indiana dell’8^ Armata Inglese. La conoscenza della lingua straniera, maturata per aver vissuto per alcuni anni in Inghilterra, fu probabilmente la condizione che gli permise, a dispetto dell’età, di partecipare a quell’epopea e di ritrovarsi a fianco dei soldati del Gruppo di Combattimento FRIULI quando questi ultimi, scavalcato il crinale appenninico tra Toscana ed Emilia Romagna, furono schierati in prima fila per la liberazione della cittadina di Riolo dei Bagni. Furono combattimenti molto aspri nei quali i soldati del Gruppo FRIULI si distinsero per straordinario valore. Indimenticabili sono le pagine di storia che descrivono alcuni fatti divenuti epitome di quel sacrificio: la richiesta del Comandante della FRIULI, Generale Arturo Scattini, di non ricorrere al fuoco di artiglieria per non infliggere altro dolore alla popolazione civile già stremata dell’assedio; l’assalto a Case Guarè condotto dal plotone del Sottotenente Licio Salvagno in soggezione di quota rispetto al nemico e lungo un declivio spoglio e assolato; la morte in combattimento del Capitano Gastone Giacomini per mano dei tedeschi, quegli stessi tedeschi a fianco dei quali l’Ufficiale del 66° battaglione di fanteria della Divisione Trieste aveva combattuto, con coraggio e con lealtà, in Africa Settentrionale nell’aprile del 1943.

Liberata la popolazione riolese, la FRIULI entrò a Bologna il 21 aprile 1945. I soldati italiani, vestiti con alcuni capi di abbigliamento e di equipaggiamento delle uniformi inglesi, furono i primi a percorrere le vie del cuore cittadino acclamati dalla popolazione locale. Ivano era con loro.

Ivano Cardinali è stato per molti anni testimone narrante di quelle vicende, preservando, con l’opera dell’Associazione che radunava i reduci della FRIULI, il valore della storia. Nell’essere portavoce dei valori di libertà e di dignità della Liberazione, Ivano fondeva in sé le anime della Resistenza: quella dei soldati dell’Esercito Italiano, quella degli appartenenti alle formazioni partigiane e quella silenziosa ma non meno importante dei circa settecentomila Internati Militari rinchiusi nei campi tedeschi e polacchi fino al termine della guerra.

Ivano ci ha insegnato che gli italiani sarebbero in ogni caso giunti alla libertà grazie all’opera degli Angloamericani e delle molte altre formazioni militari nazionali che combatterono per il nostro Paese, ma egli diceva anche che quella libertà sarebbe stata priva della dignità se non vi fosse stata la partecipazione attiva di tanti italiani.

Ivano è “andato avanti”, e nel farlo, al termine del suo straordinario percorso di vita terrena, egli ha raggiunto i suoi commilitoni e i suoi amici. Per il sentimento di rispetto che mi univa a loro, immagino Ivano abbracciato a Romano Rossi, Presidente dell’Associazione FRIULI, prematuramente scomparso tre anni fa, anch’egli maestro di storia e di vita.

Oggi, solo un reduce centenario del Gruppo di Combattimento FRIULI, il fante dell’87° reggimento Luciano Ghezzi, può ancora testimoniare con le proprie parole i fatti di quella vera epopea nazionale.

In un paradosso della storia, proprio quando i ricordi vivi della guerra combattuta in Italia si esauriscono, molti irresponsabili, tanti anche nel nostro Paese, parlano di guerra come panacea dei mali e come destino ineludibilmente connaturato con l’indole umana.

Sono certo che Ivano non ne sarebbe contento! Perché aggiungere dolore a quello dei nostri padri?

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