Shirin Ebadi: “Il regime in Iran molto presto cadrà”

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Shirin Ebadi

La Nobel per la pace non crede che Trump replicherà contro la Repubblica Islamica quanto fatto in Venezuela, mentre ritiene possibile un nuovo conflitto con Israele. “L’Iran è come un muro solcato da crepe profonde, debole all’interno e isolato all’esterno. Quel che non possiamo prevedere è da quale parte crollerà, quanta devastazione provocherà e chi sostituirà il regime”. Il Times: “Se la situazione precipita Khamenei è pronto a fuggire a Mosca”

Le proteste contro il governo in Iran dilagano travolgendo oltre 70 città. Dall’esilio in cui vive dal 2009, la Nobel per la pace Shirin Ebadi afferma in un’intervista alla Stampa che “il regime cadrà, non sappiamo da che parte, ma cadrà”.

Sono ore in cui Donald Trump minaccia la Repubblica islamica, “stiamo monitorando la situazione molto attentamente”, ha detto il presidente americano ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, “se iniziano a uccidere persone come hanno fatto in passato, penso che saranno colpiti duramente dagli Stati Uniti”. Il quotidiano libanese Al-Akhbar, affiliato a Hezbollah, scrive che Donald Trump e Benjamin Netanyahu avrebbero raggiunto a Mar-a-Lago un accordo per colpire l’Iran, fonti internazionali avrebbero informato il governo di Beirut. L’Arabia Saudita starebbe cercando di mediare con Teheran per raggiungere un accordo. C’è infatti il timore, da parte di Riad, che il caos in Iran possa estendersi all’intera regione. Il quotidiano britannico Times scrive anche che la Guida suprema Ali Khamenei sta pianificando di fuggire a Mosca – come ha fatto Bashar al-Assad – insieme a circa 20 membri della sua famiglia e stretti collaboratori nel caso in cui di crollo della teocrazia iraniana; il Piano B include anche la fuga di suo figlio e futuro successore, Mojtaba.

Shirin Ebadi non crede che gli Usa possano replicare in Iran quanto fatto in Venezuela, “perché la distanza è molta e l’accessibilità diversa. Inoltre, diversi collaboratori di Maduro avevano stretto una sorta di patto con Washington, privandolo del supporto più prossimo. Nella Repubblica islamica invece ci sono tuttora persone vicine a Khamenei che hanno interesse a mantenere il regime al potere perché se cadesse perderebbero il privilegio di rubare le ricchezze della collettività”. “Il popolo iraniano ha la capacità di far cadere da solo il regime a patto che nessuno lo puntelli. La lotta continua: non chiediamo aiuto esterno ma pretendiamo che i governi stranieri non vadano in soccorso del regime”.

A Teheran a pagare finora per il malcontento popolare è stato il governatore della Banca centrale, che si è dimesso. “La rimozione del presidente della Banca centrale iraniana non cambierà nulla nel catastrofico scenario economico nazionale perché la povertà dipende dalle sanzioni internazionali, in particolare quelle americane, e nessuno le allenterà a meno che la politica della Repubblica islamica non cambi strada e gli ayatollah siedano al tavolo dei negoziati con gli Stati Uniti. In questo momento però, il regime continua a credere di poter vantare la leadership del mondo musulmano, distruggere Israele ed esercitare la sua egemonia quantomeno nella regione mediorientale: quindi, per ora, lo scenario economico non cambierà”. La realtà, prosegue Ebadi, è che “il regime iraniano è fondamentalmente solo. I gruppi terroristici finanziati in questi anni con le risorse sottratte al Paese sono stati distrutti e quando non lo sono stati interamente hanno comunque perso il grosso del loro potere, come nel caso degli Houthi dello Yemen che risultano molto ridimensionati. La Russia, di suo, non può aiutare Teheran perché è impegnata in altri problemi, come ha mostrato nel caso di Bashar al-Assad. E dubito che la Cina, qualora gli Stati Uniti e Israele attaccassero l’Iran, interverrebbe. Il Paese è indebolito sul piano interno dalle proteste, e isolato sul piano esterno”.

Secondo Ebadi “l’Iran è come un muro solcato da crepe profonde che molto presto crollerà. Quel che non possiamo prevedere è da quale parte crollerà, quanta devastazione provocherà e chi sostituirà il regime: ma sappiamo che cadrà e spero che quel giorno ci sarà un referendum supervisionato dalle Nazioni Unite”. Un nuovo attacco israeliano “è possibile”, ed è “anche probabile che il regime iraniano, pressato dalle proteste interne, attacchi Israele per primo per trovare un diversivo esterno e reprimere poi con ferocia il dissenso. Ciascuno di questi scenari è verosimile”.

Fonte: Huffpost

 

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