Sull’importanza degli aiuti all’Ucraina e dei rapporti di forza di quest’ultimi con la Russia ha parlato il generale Luciano Portolano, Capo di Stato maggiore della Difesa, in un’intervista al Sole 24 Ore.
“Ad oggi l’Italia ha fornito mezzi ed equipaggiamenti all’Ucraina per oltre tre miliardi di euro“, ha spiegato Portolano. E in merito a un possibile contributo italiano nella fase post conflitto “noi ci faremo trovare pronti” ha aggiunto il Capo di Stato Maggiore. In una situazione in cui le nuove sfide della guerra ibrida chiamano in causa l’Europa, la Russia rappresenta una costante minaccia a cui l’UE deve farsi trovare pronta il prima possibile.
Per questa ragione la Nato ha previsto investimenti per finanziare l’adeguamento bellico, ma soprattutto tecnologico delle risorse militari, perché “se prima il teatro bellico era lontano, oggi, questi confini e sfumature sono cambiati“. Lo scenario riguarda tutti quanti da vicino. I finanziamenti riguarderebbero l’aggiornamento tecnologico dei sistemi spaziali, terrestri, marittimi e di ricerca e sviluppo, con un investimento più rilevante (5,44 miliardi) per il mantenimento delle condizioni operative delle Forze Armate, asset nevralgico per la sostenibilità militare.
Il Ministro ha ribadito poi l’importanza di allineare i tempi del sistema industriale agli obiettivi di sicurezza nazionale. Le due cose non possono viaggiare su linee di progresso diverse, perché la prima è fondamentale a garantire la seconda. Stesso discorso vale per gli organici. Secondo il Ministro Guido Crosetto, le Forze Armate oggi non sono ancora pienamente attrezzate per garantire un livello adeguato di protezione e deterrenza, perciò insiste Portolano: “Nella Manovra del 2026 sarà previsto un incremento di 10 mila unità preparate nell’ambito delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale“.
In merito alla questione delle vulnerabilità dell’Italia, la Difesa ha predisposto un living document che verrà costantemente aggiornato capace di individuare programmi e risorse da sviluppare su tre campi principali: il Piano di Difesa Militare, gli impegni del Paese con la Nato e i compiti istituzionali previsti per legge. L’Europa e l’Italia avranno bisogno di “tempo tecnico” per organizzare una difesa efficace senza l’aiuto finora garantito degli Stati Uniti, fornendosi anche di capacità strategiche come la difesa aerea e antimissile e l’intelligence militare.
Rimanendo nei nostri confini, il Capo di Stato Maggiore ha spiegato l’importanza della dismissione delle caserme inutilizzate sul nostro territorio e l’importanza del reintegro dei 6500 militari, che oggi fanno parte del progetto “strade sicure“, al loro impiego primario. Prosegue il discorso allargandolo al decreto missioni di fine aprile. Decisione che ha previsto una consistenza di 2800 militari altamente preparati da impiegare con la Nato: “Sono dei corpi sceltissimi e preparatissimi, da utilizzare in contesti di emergenza e crisi politico-militari“, questi corpi rappresentano il fiore all’occhiello delle Forze Armate italiane“.





