Libano, Beirut apre all’Italia per la sicurezza del sud dopo la fine della missione Unifil

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Nella foto, il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, ricevuto dal presidente del Libano Joseph Aoun. Beirut, 22 dicembre 2025 (Ministero Difesa/X)

di Simone Cantarini

Il Libano guarda all’Italia come a uno degli attori chiave di una possibile nuova architettura di sicurezza nel sud del Paese dopo il ritiro dell’UNIFIL previsto nel 2027. È quanto emerge dall’incontro svoltosi a Beirut tra il presidente libanese Joseph Aoun e il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto, al termine del quale la presidenza libanese ha espresso ufficialmente apprezzamento per un’eventuale partecipazione italiana – insieme ad altri Paesi europei – a una forza che possa subentrare alla missione delle Nazioni Unite.

Secondo il comunicato diffuso dalla presidenza libanese, Aoun ha spiegato che Beirut “accoglie con favore la partecipazione dell’Italia e di altri Paesi europei in qualsiasi forza che sostituirà le forze internazionali operanti nel sud dopo il completamento del loro ritiro nel 2027”, con l’obiettivo di sostenere l’Esercito libanese nel mantenimento della sicurezza e della stabilità lungo il confine meridionale, una volta completato il ritiro israeliano dalle aree ancora occupate.

Il presidente ha ribadito che la strategia libanese resta ancorata alla via negoziale, scelta che – ha sottolineato – mira a fermare le ostilità, ottenere il ritiro israeliano, riportare i detenuti e consentire il ritorno degli abitanti del sud nei loro villaggi e nelle loro proprietà. In questo quadro, Aoun ha affermato che il Libano “attende passi positivi da parte israeliana” e che Beirut fa affidamento su “Paesi amici come l’Italia” per favorire il successo del processo negoziale e il raggiungimento di risultati concreti.

Nel corso del colloquio, il capo dello Stato ha insistito sull’immagine del Libano come Paese “amante della pace”, impegnato a preservare la sicurezza, proteggere le frontiere e affermare la sovranità dello Stato. Un compito che, secondo Aoun, spetta innanzitutto all’esercito, definito “la spina dorsale della stabilità non solo in Libano ma nell’intera regione”, e che necessita di un sostegno continuo da parte dei partner internazionali. In questo contesto, il presidente ha ringraziato l’Italia per l’assistenza già fornita alle forze armate libanesi.

Da parte sua, Crosetto – in Libano in visita ufficiale per incontrare le autorità e i militari italiani impegnati nella missione UNIFIL – ha confermato la disponibilità di Roma a mantenere una presenza militare nell’area delle operazioni a sud del fiume Litani anche dopo il ritiro dell’UNIFIL, segnalando che una posizione analoga sarebbe condivisa da altri Paesi europei. L’obiettivo, ha spiegato, resta il sostegno all’esercito libanese nei suoi compiti nel sud del Paese, nella convinzione che la sicurezza del Libano, della regione e del Mediterraneo passi dal rafforzamento del ruolo delle forze armate nazionali e dalla fornitura dei mezzi necessari.

Il ministro ha inoltre assicurato che l’Italia continuerà a lavorare affinché il percorso negoziale produca risultati concreti, ribadendo che “nessuno ha interesse al perdurare delle tensioni nel sud” e che anche Israele deve tenerne conto. Il sostegno italiano alle forze armate libanesi, ha aggiunto, proseguirà secondo quanto concordato con le autorità di Beirut.

Un messaggio ribadito anche nei successivi incontri istituzionali, nei quali Crosetto ha sottolineato la necessità di garantire supporto finanziario, addestramento ed equipaggiamento alle Forze armate libanesi, oltre a intensificare gli sforzi della comunità internazionale per la piena attuazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite. L’Italia, ha assicurato, manterrà una presenza sia in ambito multilaterale sia bilaterale, attraverso la partecipazione al Comitato tecnico militare per il Libano – iniziativa guidata da Roma dal 2024 – e alla missione militare bilaterale italiana nel Paese, nella convinzione che il sostegno multinazionale resti la soluzione più efficace nelle aree di crisi.

La fine della Missione Unifil

La visita di Crosetto in Libano avviene a quattro mesi dalla decisione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di porre fine alla missione UNIFIL in Libano con una risoluzione votata il 28 agosto 2025. In quella votazione il Consiglio ha esteso il mandato di UNIFIL fino al 31 dicembre 2026, disponendo che la missione cessi le operazioni a quella data e inizi un ritiro ordinato e sicuro dei contingenti da completare nel corso del 2027. Il progressivo ritiro dei caschi blu prenderà il via nonostante le tensioni con Israele e nelle ultime settimane Israele ha continuato a condurre raid mirati nel sud del Libano, sostenendo di colpire membri e infrastrutture di Hezbollah, mentre Beirut denuncia violazioni ripetute del cessate il fuoco.

Il meccanismo di monitoraggio della tregua – con il coinvolgimento di Stati Uniti e Francia – è entrato in una fase più intensa, con colloqui che includono non solo la sicurezza, ma anche il nodo del disarmo di Hezbollah a sud del fiume Litani, indicato da Washington come una priorità entro la fine del 2025. L’assenza di una de-escalation strutturale e il susseguirsi di attacchi localizzati mantengono alta la tensione lungo la Linea Blu, nonostante gli sforzi diplomatici in corso per evitare un ritorno a un conflitto su larga scala.

Secondo quanto riportato dai media libanesi, il 22 dicembre un attacco aereo israeliano nel sud del Libano, nei pressi di Sidone, ha ucciso almeno tre persone, colpendo un veicolo che secondo Gerusalemme trasportava membri di Hezbollah. Nei giorni precedenti l’esercito israeliano aveva inoltre condotto raid nel distretto di Yater, causando almeno un morto e un ferito, e colpito altri obiettivi nel sud e nell’est del Libano, inclusi presunti siti militari del movimento sciita filo-iraniano. Questi attacchi si inseriscono in una serie di raid regolari di Tel Aviv motivati dalla presunta necessità di impedire il riarmo di Hezbollah, ma che secondo fonti internazionali e organismi di monitoraggio rappresentano violazioni ripetute dell’accordo di tregua e mantengono alta la tensione lungo la Linea Blu

Istituita nel 1978 dalle Risoluzioni 425 e 426 del Consiglio di Sicurezza, l’obiettivo iniziale dell’UNIFIL era supervisionare il ritiro delle forze israeliane dal Libano meridionale, ripristinare la pace e sostenere l’autorità del governo libanese. Nel 2006, a seguito della guerra di 33 giorni tra Israele e Hezbollah, la Risoluzione 1701 ne ha ampliato il mandato. L’UNIFIL è stata incaricata di supportare l’esercito libanese nel mantenimento di una zona libera da armi e gruppi armati non statali a sud del fiume Litani, monitorando al contempo il cessate il fuoco. Con circa 10.500 peacekeeper provenienti da 48 paesi, tra cui contingenti significativi provenienti da Francia, Italia, India e Indonesia, la missione dispone di un budget annuale di 538 milioni di dollari, finanziato principalmente dai contributi stabiliti dagli Stati membri delle Nazioni Unite.

Fin dalla sua creazione, l’UNIFIL ha dovuto affrontare sfide importanti, in particolare a causa della persistente presenza di Hezbollah nel Libano meridionale. I critici, in particolare da Israele e dagli Stati Uniti, ne hanno sottolineato in questi anni l’inefficacia nel disarmare questo gruppo armato, nonostante questo ruolo spetti ufficialmente al governo libanese.

Fonte: EURACTIV Italia

 

 

 

 

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