CME Emilia-Romagna, il colonnello Perrone nuovo comandante

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di Carmelo Abisso

Alla presenza del Comandante Territoriale Nord, generale di divisione Ugo Cillo, ha avuto luogo oggi al Circolo Unificato dell’Esercito di Bologna l’avvicendamento alla guida del Comando Militare Esercito (CME) “Emilia-Romagna” tra il colonnello Francesco Randacio, cedente, e il colonnello Nicola Perrone, subentrante. Tra i presenti nel Salone d’onore, l’assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Bologna, Simone Borsari, in rappresentanza del sindaco Matteo Lepore, la presidente della Corte d’Appello, Marilena Rizzo, il vice prefetto vicario, Beaumont Bortone, la presidente del Consiglio comunale, Maria Caterina Manca, il comandante dell’Accademia Militare, generale di divisione Stefano Messina, il comandante della Brigata aeromobile “Friuli”, generale di brigata Giovanni Quartuccio, i gonfaloni di Bologna – decorato di medaglia d’oro al valor militare – e della Regione Emilia Romagna, il medagliere del Nastro Azzurro e i labari delle Associazioni combattentistiche e d’arma.

Il discorso di commiato del colonnello Randacio

“Lascio oggi il Comando Territoriale dell’Emilia-Romagna dopo due anni, il mio primo doveroso ringraziamento va a lei Comandante, so di essere stato un dipendente a volte un po’ spigoloso. Se devo caratterizzare in poche parole il mio periodo lo definirei sicuramente “breve, ma intenso”. Breve perché due soli anni sono nulla al confronto della lunga storia di questo, definirei, “strano ma essenziale Comando” che trae le sue origini nella costituzione del Corpo d’Armata Territoriale di Bologna avvenuta nel lontano 1° marzo 1861 subito dopo l’annessione della regione al Regno di Sardegna e pochi giorni prima della proclamazione del Regno d’Italia. Intensi perché i primi nove mesi sono stati caratterizzati dall’incarico abbinato di Comandante del Raggruppamento dell’Operazione Strade Sicure per le regioni EmiliaRomagna, Toscana, Umbria e Marche, esperienza che mi ha portato a cooperare con tutte le autorità militari e civili di tutte le 4 regioni citate, confermando ancora una volta la mia profonda convinzione che lo Stato vince e porta sicurezza e benessere ai cittadini solo se fa squadra. Il mio incarico comunque principale in questi due anni è stato comandare una unità unica e complessa come solo un comando territoriale sa essere con competenze che spaziano dalla gestione delle attività di presidio nell’ambito regionale per conto della Forza Armata, alla campagna promozionale dei reclutamenti, al ricollocamento professionale dei militari congedati, alla gestione di tutto il patrimonio documentale (più di un milione e ottocento mila fascicoli), alla gestione del patrimonio alloggiativo e degli Organismi di Protezione Sociale come Palazzo Morando di Piacenza e questo splendido palazzo che ci ospita oggi. E ultimo, ma non per importanza, lo sviluppo e mantenimento, soprattutto per il futuro, della piena capacità di mobilitazione e delle forze di riserva, come recentemente e chiaramente evidenziato dal Ministro della Difesa Guido Crosetto. Ebbene queste molteplici e variegate competenze e responsabilità sono svolte giornalmente lontano dai clamori e visibilità tipici dei Reparti operativi della Forza Armata, da poco più di 130 tra militari e dipendenti civili della difesa posti sotto il mio comando. Non spetta a me elencare gli obiettivi raggiunti e quelli ancora da raggiungere, ma con orgoglio posso affermare che in questi due anni gli uomini e le donne a me affidati sono sempre stati all’altezza di tutte le sfide ricevute rispondendo sempre con grande efficacia ed efficienza. Ora per me è il momento di cambiare pagina di vita, lascio il comando oggi ma contestualmente lascio il servizio attivo dopo 39 anni. Nella vita di un servitore dello Stato, quale io mi definisco, ho sempre pensato che le mie scelte, quasi sempre non siano state libere perché condizionate da quel principio di Servizio e Sacrificio che ci contraddistingue, ma sono convinto ed ho fortemente voluto che l’inizio e la fine fossero assolutamente consapevoli e volontarie e non imposti dall’alto o per un principio di mera età anagrafica, cosi come ho deciso liberamente nel 1986 di vestire l’uniforme oggi liberamente e coscientemente decido di lasciarla senza retorica e senza rimpianto con la consapevolezza di aver servito e non essere servito. Con commozione rivolgo ancora una volta idealmente il mio sguardo verso la bandiera italiana davanti alla quale ho giurato 39 anni fa consapevole che il cosidetto mestiere delle armi fosse l’unico mestiere talmente totalizzante che sia addirittura previsto il sacrificio della propria vita per un bene superiore. Altrettanto idealmente quindi mi inchino e rendo onore a tutti i militari che, come si dice, sono andati avanti solo perché fedeli a quel giuramento prestato. Al mio successore Nicola non posso che augurare il meglio, primo perché indubbiamente lo merita e poi perché tra noi due c’è e ci sarà sempre un legame indissolubile che risale esattamente alla mattina del 30 settembre 1986 quando, non conoscendoci ancora, varcammo le porte del Palazzo Ducale di Modena sede dell’Accademia Militare, Nicola non è un collega, è un vero fratello che mi ha supportato per tanti anni e sopportato per questi ultimi due. Il CME ha un luminoso anno davanti a sé grazie alla tua guida. Nik, non lavoreremo più insieme ma ci ritroveremo ancora insieme nelle nostre varie attività istituzionali e non, in questo splendido territorio che ci ospita. Mi sia consentito ora un ultimo ringraziamento a mia moglie a Raffaella, mia compagna di vita, in inglese esiste un motto Army Wife, the thoughest job in the army , Moglie di un militare, l’incarico più duro che possa esistere nell’esercito. Ringrazio Leonardo, mio figlio, anche tu hai “servito” l’Italia, sicuramente inconsapevolmente, il mondo ed il futuro è tuo, io ti passo idealmente il testimone. Ora da bravo pilota sono pronto idealmente al mio ultimo atterraggio portando il mio velivolo in sicurezza al parcheggio per il cambio equipaggio, vi lascio con un augurio liberamente tratto da un proverbio cinese, o almeno così mi è stato raccontato, quando vuoi augurare qualcosa ad una persona veramente cara non augurare fortuna o salute la vita ti porterà inevitabilmente gioie e dolori, auguragli invece che tu possa vivere sempre giorni interessanti. Grazie a tutti. Buona vita.

“Abbinamento felice la presentazione del CalendEsercito 2026 con il passaggio di consegne al CME – ha detto nel suo intervento conclusivo il generale Cillo – Nel calendario “Lo Giuro” sono rappresentati i valori che ci accompagnano per tutta la carriera. Come quella del colonnello Randacio, dopo l’Accademia nasce granatiere, diventa pilota di aeroplano nell’Aviazione dell’Esercito, poi nel 2011 assume il comando del 66° reggimento aeromobile, di cui porta ancora con orgoglio le mostrine, fino al comando del CME. 39 anni passati con onore al servizio della Forza armata. Al colonnello Perrone i migliori auguri di buon lavoro”.

 

 

 

 

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