di Carmelo Abisso
“Bentornati signori ufficiali del 157° corso! Oggi, per voi, rientrare in Accademia non è soltanto varcare nuovamente un portone, ma è riattraversare il tempo. Il tempo per voi oggi è un cortile. Il nostro “sacro” cortile d’onore, all’interno del quale ad ogni passo percorso su questo selciato sono sicuro corrisponderà la riapertura di cassetti colmi di ricordi, nella memoria di ognuno di voi, forse rimasti assopiti, in attesa del momento giusto per riaffiorare. E ora, in questo giorno speciale, denso di emozioni e commozione, saranno rispolverati, tornano vividi, in un susseguirsi di immagini, volti, suoni ed emozioni. Riannodare i fili della memoria, non per nostalgia, ma per riconoscere quanto il coraggio di una scelta maturata 50 anni fa, spensierata ma ancorata al forte senso del dovere sia stata determinante ed abbia inciso sugli ufficiali che siete diventati ed ai quali oggi i nostri giovani allievi possono guardare con profondo rispetto. E’ proprio questo il valore profondo di questa giornata! La vostra presenza oggi è la testimonianza più bella della forza di un legame indissolubile, che sopravvive a tutto nel solco secolare delle tradizioni dell’Accademia, sapientemente racchiuso in una sola frase, il nostro motto, Una acies! Una unica schiera. Ed è proprio verso questo legame che si concentra l’attenzione dei nostri giovani allievi ufficiali del 207° corso “Fermezza”, oggi qui schierati di fronte a voi”.

Così il comandante dell’Accademia militare, generale di divisione Stefano Messina, ha accolto il 14 novembre gli ex allievi ufficiali del 157° corso, tornati a Modena in occasione del cinquantennale dall’ingresso in Accademia. Schierati in cortile d’onore, con i labari dell’Ordine militare d’Italia e dell’Associazione ex allievi, i giovani allievi del 207° corso “Fermezza” riuniti in un simbolico gemellaggio con gli ufficiali del 157° corso. Presenti anche alcuni ufficiali d’inquadramento della linea di comando 75-77. Dopo la rassegna dello schieramento e l’intervento del comandante dell’Accademia, ha preso la parola il capocorso del 157°, Antonio Venci.
L’intervento del capocorso
Autorità, gentili ospiti, allievi ufficiali del 207° corso “Fermezza”, ancora una volta il 157° corso è qui riunito, lietamente e con lo spirito goliardico di sempre. Salutiamo il generale di corpo d’armata Giuseppe Valotto, già Capo di Stato Maggiore dell’Esercito; il generale di corpo d’armata Tullio Del Sette, già Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri e nostro comandante di allora. Con essi salutiamo e ringraziamo per la loro presenza tutti gli altri nostri comandanti qui convenuti. Salutiamo il generale Guido Casalgrandi, presidente dell’Associazione Ex allievi. Un affettuoso saluto rivolgiamo ai familiari dei colleghi di corso scomparsi, qui con noi a condividere questo momento di cameratismo. Rivolgiamo un pensiero riconoscente ai veterani dell’Esercito e dell’Arma dei Carabinieri, caduti in servizio o che vivono con l’onere delle ferite riportate nell’adempimento del dovere. Ringraziamo il generale Stefano Messina per la disponibilità ad accoglierci; e porgiamo un saluto benaugurante agli allievi ufficiali qui schierati. Nei nostri comandanti di allora trovammo una guida umanamente accogliente e di esempio luminoso. I più anziani, avevano combattuto nel secondo conflitto mondiale. Il generale Roberto Coppola aveva guadagnato sull’appennino tosco-emiliano una medaglia d’argento al valor militare. Anche il colonnello Vittorio Corradi, nostro comandante di reggimento per un anno, lì era stato un valoroso ufficiale di artiglieria. Il nostro corso prestò giuramento alla presenza del generale, medaglia d’oro al valor militare, Alberto Li Gobbi, altro comandante di grande carisma. Tutti loro avevano edificato il proprio temperamento sul campo di battaglia e custodivano il più autentico senso dell’onore militare: quando in combattimento, di fronte al pericolo della vita, si sa non desistere. Siamo qui perché grati all’Esercito e all’Arma dei Carabinieri. Noi dell’Esercito, giunti ai reparti, trovammo una forza armata rinnovata con la riforma del generale Andrea Cucino, Capo di Stato Maggiore dell’epoca. I colleghi Carabinieri ebbero subito a confrontarsi con il terrorismo politico e l’emergere di una più virulenta criminalità organizzata. Gli anni del nostro apprendistato furono quelli della Guerra Fredda, delle Brigate Rosse e dell’omicidio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, caduto assieme a tanti altri servitori dello Stato, alcuni a noi vicini. Vigeva il sistema della leva. I giovani di allora sapevano diventare bravi soldati. Le aree addestrative erano arate dai cingoli come ora non è più dato di vedere. Presero anche forma le prime operazioni oltremare: Libano 1 e 2, cui seguiranno molte altre. Oggi quei soldati di leva li incontriamo con cameratismo nelle riunioni delle associazioni d’arma. La caduta del Muro di Berlino. Scompaginò i nostri programmi di studio alla Scuola di Guerra. Divenimmo peacekeepers, e nei teatri operativi più aspri abbiamo contribuito a tenere l’instabilità e il terrorismo jihadista lontano dall’Occidente e dalla Patria. Assieme ai colleghi carabinieri di MSU, abbiamo empatizzato con popolazioni sofferenti, comprendendo meglio d’altri che lo Stato nazionale, con le sue strutture e la sua tradizione, se democratico e liberale, è la condizione imprescindibile per una buona vita. Infine, ci siamo confrontati con i tagli di bilancio: meno addestramento e minore cura di infrastrutture, materiali e mezzi. Anche soppressione di gloriose unità, cui eravamo legati dallo spirito di corpo. Ma ora siamo nel vortice di una nuova revisione, e voi, allievi ufficiali, servirete in unità rinnovate per organizzazione, dotazioni e servizi. Il legame con l’Accademia Militare non è mai venuto meno. Qui si apprende il servizio allo Stato nella condizione militare, una condizione speciale, senza eguali in altri ambiti lavorativi. La nostra esperienza di vita è racchiusa in un dare e un avere, cui le nostre famiglie hanno preso parte, sovente duramente. Per questo ci accompagnano oggi così numerose. Essa ci ha nobilitati. Siamo ora fieri di testimoniare il valore intrinseco alla condizione militare nel servizio dello Stato. E restiamo convinti assertori dell’ideale di Patria, che è lo Stato ancestrale: un fenomeno spirituale in cui si focalizzano l’impegno e i sacrifici compiuti dai nostri antenati e dagli eroi che la storia ricorda. A voi, allievi ufficiali del 207° corso “Fermezza”, rivolgo l’augurio di una buona vita di servizio, ispirata dalle tradizioni luminose di disciplina e onore della cultura militare italiana, perché – possiamo testimoniarlo – l’adesione ai nostri valori è sempre foriera di gratificazione per la propria opera, piccola o grande che, alla fine, essa sarà stata. Viva l’Accademia Militare, viva l’Esercito, viva l’Arma dei Carabinieri, viva l’Italia.

L’Aula Magna
Con la deposizione di una corona d’alloro al Lapidario, l’onore ai Caduti e il canto Una Acies intonato dai due corsi è terminata la cerimonia militare. I radunisti, con i familiari, si sono ritrovati in Aula Magna. E’ stato proiettato il filmato dell’Accademia e il video di ricordi del 157° corso. Con un cambio di scenografia l’aula si è trasformata in un luogo di culto dove monsignor Ezio Olivo Busato, classe 1941, già cappellano militare dell’Accademia negli anni 75-77, ha celebrato la santa messa accompagnato dal coro degli allievi ufficiali. La prima lettura, dal Libro della Sapienza, è stata letta da Salvatore Musso. Nell’omelia, commentando il Vangelo di Luca, don Ezio ha detto che bisogna sforzarsi di avere un contatto personale con Dio. Quando il corpo si frusta l’anima si aggiusta. Dio ci vuole bene, ci ama personalmente. Dobbiamo incontrarlo. Tutti nel cuore abbiamo l’istinto dell’eternità. Cerchiamo di amare Dio con tutto il cuore e troveremo anche la forza di superare tutte le difficoltà. Al termine della messa Roberto Slaviero ha letto la preghiera dell’allievo e Paolo Ruggiero i nomi dei compagni di corso che sono “andati avanti”: Matteo Belloisi, Pietro Chiarelli, Luigi Ciambrelli, Gianbenedetto Gasparri, Antonio Gelsomino, Mauro Gianardi, Donato Mazzei, Giovanni Pastore, Dario Ruffini, Giorgio Croattini, Rinaldo De Conti, Giuseppe De Lise, Giorgio Di Trapani, Cosimo Fazio, Antonio Inglima, Agostino Papa, Costantino Squeo, Maurizio Telloni. Presente! Grande commozione quando ai familiari presenti di Chiarelli, Gelsomino, De Lise e Fazio è stato consegnato il crest del cinquantennale in ricordo e in memoria del loro congiunto.
Il Museo Storico
Dopo la foto ricordo per compagnie sullo Scalone d’Onore è iniziata la vista al Museo Storico, dove prima della cerimonia militare aveva avuto luogo un significativo evento. Angelo Agovino, con il capocorso e il generale Messina, avevano scoperto il dono del 157° all’Accademia: una teca in cristallo portasciabola con telaio in noce. Il Museo del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri aveva donato all’Accademia la sciabola del tenente Romeo Rodriguez Pereira, ufficiale dei Carabinieri, medaglia d’oro al valor militare alla memoria, trucidato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944. La sciabola ha trovato così la giusta collocazione nella sala del Museo dedicata alla Resistenza e alla Guerra di Liberazione.

Al termine della visita gli allievi di ieri e di oggi si sono riuniti a mensa per il pranzo di corpo, lo scambio degli oggetti ricordo e dei crest e il tradizionale “canto della pompa”. Una giornata indimenticabile. Arrivederci al cinquantennale della stelletta nel 2027!






