10° raduno del 37° battaglione meccanizzato “Ravenna”

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di Carmelo Abisso

Nella sala Opera del Sidney Hotel di Bologna ha avuto luogo la sera del 4 ottobre il 10° raduno del 37° battaglione meccanizzato “Ravenna”. La riunione conviviale ha lo scopo di far incontrare ogni due anni i militari che hanno avuto l’onore di servire in armi l’Italia nel reparto. Centodieci i partecipanti tra cui due comandanti del 37° battaglione meccanizzato “Ravenna”, i nostri maestri, i generali Corrado Politi e Erasmo Lorenzetti e ufficiali, sottufficiali, ex militari di leva e diverse signore.

La novità del 10° raduno è stata la ricorrenza di due anniversari: il 50° della costituzione del battaglione e i 40 anni dal servizio di leva del 5° scaglione 1985. L’evento è iniziato con l’inno nazionale e la lettura del saluto inviato dal generale Luigi Chiavarelli, 10° comandante del 37° “Ravenna. Chi scrive ha poi esposto una presentazione iniziata con il pensiero per quelli che sono “andati avanti” negli ultimi due anni. Sono stati ricordati il sergente Ermes Tartarini, il maresciallo Raffaele Dimita e il generale Girolamo Giglio.

La rievocazione del 50° della costituzione del battaglione è partita dalla riforma dell’Esercito del 1975, una delle più radicali che abbiano interessato la Forza armata. La riforma fu promossa dal generale Andrea Cucino, che diventato capo di stato maggiore dell’Esercito il 1º febbraio 1975, ordinò una revisione immediata della struttura che modificò radicalmente gli organi, le unità, la dottrina, l’addestramento e l’organizzazione dell’Esercito. La riforma abolì il livello reggimentale sostituendolo con brigate pluriarma. Nell’ambito della riforma, la durata del servizio militare nell’Esercito venne ridotta da 15 a 12 mesi. L’addestramento delle reclute venne radicalmente modificato. A tutti i comandi Brigata venne assegnato un battaglione di addestramento. Per la brigata “Trieste” era il 28° “Pavia” di Pesaro. Il 30 settembre 1975, il 40° reggimento fanteria in Bologna fu soppresso. Il 1° ottobre il primo battaglione ereditò bandiera e tradizioni del reggimento e il secondo battaglione di Forlì divenne 66° battaglione meccanizzato “Valtellina”. Il terzo battaglione di Bologna divenne 37° battaglione meccanizzato “Ravenna”. Il padre nobile di questa rinascita fu il generale Aldo De Carlini di Voghera, classe 1919, comandante della 11^ compagnia del 37° reggimento fanteria “Ravenna” sul fronte russo del Don-Donetz nel 1942-43, medaglia d’argento al valor militare sul campo. Dopo l’8 settembre comandante partigiano col nome di battaglia ”Piero”, ha raggiunto nella carriera il grado di generale a quattro stelle, comandante delle Forze terrestri alleate del sud Europa (Ftase) a Verona. Durante una solenne cerimonia a Treviso, il 10 ottobre 1976 al battaglione fu assegnata la gloriosa bandiera di guerra del 37° reggimento fanteria “Ravenna”, decorata di un Ordine militare d’Italia, una medaglia d’oro al valor militare e una medaglia d’argento al valor militare. Amilcare Pozzi, giornalista e reduce del fronte russo, raccontò quella giornata in un memorabile articolo sul quotidiano La Prealpina dal titolo “Dalla bruma di Treviso: una bandiera!”. Dopo 15 anni e 5 mesi, vissuti sempre “sulla cresta dell’onda”, il 28 febbraio 1991 – in seguito ad un’altra riforma dell’Esercito – il 37° battaglione meccanizzato “Ravenna” fu soppresso e la gloriosa bandiera consegnata all’Altare della Patria.

Per i 40 anni del servizio di leva del 5° scaglione 1985, sono intervenuti due rappresentanti dello scaglione, Giovanni Seclì e Vincenzo Pierri. “Sono passati 40 anni. Amici per sempre! Oggi celebriamo il 40° anniversario del 5° scaglione del 1985 ed in particolare della 3^ compagnia “Falchi” comandata dal capitano Mariano Centonze e poi dal tenente Marco Buscaroli – ha ricordato Seclì – Tutto nacque in quel lontano 2 luglio 1985: la chiamata a compiere il proprio dovere con il servizio militare. Prima destinazione: Pesaro, al 28° battaglione “Pavia”. Poi a Bologna, al 37° battaglione meccanizzato “Ravenna”, alla Caserma “Perotti”. Col tempo da commilitoni imparammo a diventare amici. Non ci fu più distinzione fra nord e sud come regioni di provenienza. Fu una bellissima esperienza durata un anno che è rimasta nel cuore di tanti. Poi venne il momento del congedo. Ma non ci siamo persi di vista. Nacque un gruppo whatsapp e poi facebook. E poi cominciammo a incontrarci. Fu una ricerca non facile, ma riuscimmo a trovare tante persone, compresi ufficiali e sottufficiali. Pian piano abbiamo contattato e rintracciato 90 persone, sparse in tutta Italia. Prima organizzammo un pranzo, poi decidemmo di fare un raduno ogni due anni. Ci siamo informati: non esiste in tutta Italia un gruppo così numeroso di ex militari che sente il desiderio di incontrarsi e restare uniti. E ogni volta è una grande emozione per tutti, rivedersi e ricordare quella bella esperienza. Un pensiero va naturalmente anche a coloro che non sono più tra noi. Oggi siamo qui al 10° raduno nazionale del 37°, siamo presenti anche noi, in una folta rappresentanza, a ricordare insieme il 50° anniversario della costituzione del 37° e il 40° del nostro scaglione. Amici per sempre!” A tutti gli ex militari presenti è stata donata una targa ricordo.

Hanno preso poi la parola i comandanti di battaglione. “Anche quest’anno abbiamo avuto la possibilità di incontrarci e se questo è avvenuto lo dobbiamo ai nostri organizzatori – ha detto il generale Politi – Credo di interpretare il sentimento di tutti per ringraziarli per quello che hanno fatto. Abbiamo trascorso in passato un periodo interessante, per i risultati che abbiamo ottenuto insieme ai nostri soldati, che hanno affrontato il servizio militare con determinazione e serietà, attestati dai riconoscimenti che ha avuto il nostro battaglione. Due in particolare. Il primo, l’esercitazione congiunta a Capo Teulada con la 32^ MAU (Marines Amphibious Unit) americana. Una settimana di addestramento a partiti contrapposti. Il colonnello comandante dei Marines scrisse una bellissima lettera al comandante della Brigata “Trieste” evidenziando la professionalità dei nostri soldati. Il secondo, la verifica della capacità di prontezza operativa del battaglione. Alle cinque di mattina è arrivata la commissione. Il battaglione ha fatto la prova e abbiamo avuto la massima qualifica, grazie ai comandanti di reparto e ai nostri bravi soldati”.

“In primis desidero rinnovare la nostra vicinanza ai famigliari del generale Giglio, la moglie Mariarosa e il figlio Giulio – ha ricordato con commozione il generale Lorenzetti (ndr, compagno di corso in Accademia) – Ogni tanto mi ritorna alla mente la fraternità dei nostri incontri serali: una dimostrazione di vero affettuoso ”cameratismo”. Una storia di oltre 35 anni, che non conosce tregua o ruggine, una storia che auspico che continui con un comandante “vecchio” di 86 anni. Lo spirito di corpo resti vivo con il passare degli anni, dei capelli bianchi, simbolo della vecchiaia e dell’esperienza. Desidero chiudere il mio breve intervento con le parole del discorso per la festa del 37° del giugno 1985, alla presenza anche dei reduci del 37°: “Amateli questi ragazzi meravigliosi, essi sono il riflesso della vostra giovinezza, pietra angolare del nostro domani”. Quei ragazzi oggi eravate voi”.

Con il saluto finale dei comandanti di battaglione si è conclusa una serata significativa, piena di emozioni, che ha scaldato i cuori e confermato il senso di appartenenza e lo spirito di corpo degli appartenenti al 37° battaglione meccanizzato “Ravenna”. Arrivederci al 11° raduno nel 2027. Celerrimo ictu impavida fide.

Nella foto: da sinistra, in piedi, Erasmo Lorenzetti, Corrado Politi e Mariano Centonze. Seduti, Giovanni Seclì, Marco Buscaroli e Vincenzo Pierri

 

 

 

 

 

 

 

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