di Carmelo Abisso
A Zattaglia, in provincia di Ravenna, ha avuto luogo domenica 14 settembre la cerimonia commemorativa per ricordare la Liberazione e per onorare la memoria di quanti hanno sacrificato la loro vita combattendo in quei lunghi mesi di 80 anni fa. Il 10 febbraio 1945 il Gruppo di combattimento “Friuli” del rinato Esercito Italiano era in linea sulle posizioni difensive del Senio. Nei giorni seguenti, forzato di slancio il fiume a costo di gravi perdite, il “Friuli” liberò Riolo, Isola, Rivola e Casola Valsenio. Di lì a pochi giorni la sua avanzata avrebbe eliminato ogni ulteriore resistenza nemica, proseguendo verso Bologna, liberata il 21 aprile. Nel corso della campagna il “Friuli” ebbe 242 morti, 657 feriti e 61 dispersi.
L’Associazione Nazionale Reduci della Friuli, con la significativa collaborazione dell’Esercito, in particolare della Brigata aeromobile “Friuli” di stanza a Bologna, grande unità erede e custode delle tradizioni del Gruppo di combattimento omonimo, ha concluso così la serie di manifestazioni aperte il 15 settembre 2024 con l’inaugurazione del rinnovato Campo della Memoria del Gruppo di combattimento Friuli di Zattaglia, fino alla Marcia rievocativa dell’87° “Friuli”, partita da Brisighella il 18 aprile e arrivata il 21 aprile di quest’anno in Piazza Maggiore a Bologna per l’80° della Liberazione. La cerimonia è stata preceduta sabato 13 settembre dalla scopertura di una lapide a ricordo del tributo di sangue versato dagli indiani Sikh nelle valli del Sintria e del Senio.
Hanno partecipato alla celebrazione del 80° anniversario della Liberazione il colonnello Pierluigi Zara, in rappresentanza del generale di brigata Loreto Bolla, comandante della Brigata aeromobile “Friuli”, Paolo Grandi, presidente dell’Associazione Nazionale Reduci della Friuli, i sindaci di Brisighella, Massimiliano Pederzoli, Riolo Terme, Federica Malavolti, Casola Valsenio, Maurizio Nati e Palazzuolo sul Senio, Marco Bottino, con i gonfaloni dei Comuni, i medaglieri e i labari delle Associazioni combattentistiche e d’arma, il reduce Luciano Ghezzi, classe 1926, combattente del “Friuli”, il tenente colonnello Francesco Lasaponara, comandante dell’87° reparto comando e supporti tattici “Friuli”, i familiari del compianto presidente dell’Associazione Romano Rossi, la moglie Annamaria e il figlio Stefano e numerosi cittadini.
Dopo la deposizione della corona al monumento all’ingresso del paese e l’alzabandiera sul sagrato della Chiesa, dove è posta la croce marmorea del Friuli, il corteo è arrivato al Campo della Memoria dove è stata celebrata la messa da don Ruggiero Benericetti. Un picchetto armato con trombettiere del 66° reggimento fanteria aeromobile “Trieste” ha reso gli onori ai caduti. La cerimonia è stata accompagnata dalle note della banda musicale di Casola Valsenio.
“Oggi con l’esaltazione della Santa Croce si ricorda il sacrificio di chi ci ha liberato – ha detto don Ruggiero nell’omelia – La festa è legata alla basilica che Costantino aveva fatto costruire a Gerusalemme sul Santo Sepolcro di Cristo risorto. Secondo le antiche fonti storiche, il 14 settembre dell’anno 320, proprio come oggi, in quella basilica fu esposta alla venerazione dei fedeli la reliquia della croce di Cristo, che Sant’Elena, madre dell’imperatore aveva ritrovato. Oggi ricordiamo quell’evento e celebriamo la messa della santa croce. La croce come patibolo e trofeo di Cristo, strumento di salvezza, il segno di Dio che ci salva”.
“Ringrazio l’Esercito che ci è sempre al fianco – ha detto il presidente dell’Associazione Paolo Grandi – Oggi concludiamo le celebrazioni dell’80° della Liberazione che aprimmo l’anno scorso, il 15 settembre, proprio in questo Campo della Memoria, rinnovando le lapidi in ricordo dei caduti della Friuli. Questo 80° è stato un evento importante perché abbiamo ancora un reduce che ci può parlare di quei fatti. Ringrazio tutti gli intervenuti”.
“E’ per me un grande onore essere oggi qui, in questo luogo sacro della memoria, dove riposano tanti giovani italiani, caduti per la libertà, per la pace, per l’Italia – ha detto il sindaco di Brisighella, Massimiliano Pederzoli – Oggi ricordiamo le gesta eroiche della “Friuli” che scrisse pagine luminose della Guerra di Liberazione. Ma non ci fermiamo alla sola memoria del passato. La memoria, per noi, è un ponte verso il futuro. Ritengo importante che questo ricordo venga trasmesso con forza e con chiarezza alle nuove generazioni. Oggi, più che mai, pace e libertà sembrano concetti dati per scontati, ma non lo sono. Vanno difesi attraverso il ricordo e la memoria di chi ha pagato con la vita. Oggi siamo qui per rinnovare un impegno alla pace, alla democrazia, alla dignità della persona. Un impegno che dobbiamo mantenere vivo perché la libertà è come l’aria: ci accorgiamo che esiste sono quando manca. Friuli imperituro onore!”
Ha concluso gli interventi il reduce Luciano Ghezzi da Siena, novantanove anni, testimone vivente del Gruppo di combattimento “Friuli”. Con commozione ha detto: “Il mio primo pensiero va ai miei fratelli in armi ora in cielo, che hanno combattuto con me con l’87° reggimento fanteria per ridare la libertà agli italiani. Qui ho passato giorni di guerra, ero a q. 92 a Riolo, l’abbiamo persa, ma il giorno dopo l’abbiamo ripresa. Io ero uno di quei ragazzi di 19 anni che ha combattuto contro il nemico che era stato il nemico anche del mio babbo che mi raccontava della Grande Guerra sull’altipiano di Asiago. Ho combattuto qui sul Senio per ridare all’Italia una dignità che aveva perso. Grazie a tutti!”.










