Comfordot, il commiato del generale Lamanna. Vespaziani nuovo comandante

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di Carmelo Abisso

Nel Cortile d’Onore del Palazzo Ducale di Modena, sede dell’Accademia Militare, alla presenza del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale di corpo d’armata Carmine Masiello e di numerose autorità civili e militari è avvenuta la cerimonia di avvicendamento al Comando per la Formazione, Specializzazione e Dottrina dell’Esercito (Comfordot) tra il generale di corpo d’armata Carlo Lamanna e il generale di corpo d’armata Antonello Vespaziani con​ contestuale trasferimento del comando dalla sede di Roma a Torino.

Il generale Vespaziani, ha accolto con estremo orgoglio l’incarico, vista la cruciale importanza della formazione come strumento insostituibile per affrontare efficacemente le sfide future. In merito alla riconfigurazione del comando per la Formazione nella nuova sede di Torino ha evidenziato: “Il Comando che oggi assumo cambia anche sede, trasferendosi da Roma a Torino, citta dalle salde radici militari, che da oltre due secoli ospita e custodisce la formazione degli ufficiali dell’Esercito che in qualche modo lega passato, presente e futuro. La città sabauda, culla della tradizione militare italiana, si appresta ad accogliere il cuore pulsante della formazione e specializzazione delle nostre Forze Armate. Sarà una nuova fase, a suo modo una sfida nella sfida, un nuovo inizio, nel segno della continuità con il passato, ma con lo sguardo risolutamente rivolto al futuro. A Torino, la tradizione non è solo memoria: è fiamma viva, la stessa che campeggia sullo stemma araldico del Comfordot, è un’eredità da custodire, da onorare, da rinnovare. È un patrimonio da trasmettere con convinzione alle nuove generazioni di uomini e donne di tutti i ruoli e categorie della Forza Armata”.

Nell’ambito della revisione in corso denominata Nuovo Modello Esercito, la riorganizzazione del Comando della Formazione è finalizzata a rendere l’area formativa ancora più funzionale alle mutate esigenze operative. La trasformazione renderà la struttura ordinativa più efficiente, secondo i criteri organizzativi di unicità di comando, riduzione dei livelli gerarchici, semplificazione ordinativa e razionalizzazione delle risorse disponibili.

Il discorso di commiato del generale Lamanna

È giunto anche per me il momento del commiato da questa bellissima avventura al servizio delle istituzioni. Sono stati 44 anni indimenticabili, nel corso dei quali ho visto il rapido cambiamento della Forza Armata e del Paese, in tutti i suoi aspetti. Averli vissuti nella loro interezza, mi ha indotto più volte a riflettere sull’incedere del tempo (tempus fugit) e come in ogni incarico del nostro percorso professionale -dopo aver profuso energie, impegno, entusiasmo-  ne usciamo più consapevoli e più responsabili. Lascio con la certezza di aver ricevuto incondizionata disponibilità e collaborazione da tutti coloro che ho avuto l’onore di incontrare durante il mio vissuto in uniforme. Non procederò con un resoconto delle attività svolte e dei progetti avviati o finalizzati, non spetta a me fare bilanci!

Tuttavia, vorrei soffermarmi su tre semplici parole, tre sostantivi: Riconoscenza, Gruppo e Servizio.

Inizio con Riconoscenza e lo farò con l’esprimere la mia gratitudine a chi mi ha aiutato a realizzare questo meraviglioso sogno. Ringrazio -prima di ogni altra cosa-  la mia famiglia: mia moglie Laura, i miei figli Vittorio, Benedetta, Angelica, Enrico e, infine, Francesca. A Voi va il merito più grande: per avermi sostenuto con discrezione, per aver sopportato le assenze, per aver condiviso i sacrifici che questa professione comporta, spesso nell’ombra, con pazienza e orgoglio. Siete stati per me un punto fermo nei momenti difficili, una fonte silenziosa di forza e un esempio quotidiano di amore e dedizione. Senza di voi non sarei qui oggi. Ai miei amici, fratelli d’armi del 163° Lealtà, qui oggi rappresentati dal nostro capocorso, generale di corpo d’armata Antonio Bettelli, rinnovo la mia più profonda ammirazione e amicizia “cameratesca”. Con Voi ho condiviso il cammino iniziato tanti anni fa tra le mura dell’Accademia Militare; sappiate che porto con me ogni passo fatto insieme, ogni giorno condiviso, ogni sfida affrontata spalla a spalla. Ognuno di voi ha lasciato in me un segno indelebile, fatto di gesti, parole e silenzi compresi; la stima che ci lega non si misura nei gradi o nelle stellette che abbiamo portato sulle spalle, ma nel rispetto profondo che nasce solo tra chi ha vissuto davvero fianco a fianco “Una acies”. Vi ringrazio, di cuore, per il vostro affetto, per il vostro sostegno silenzioso ma costante, per aver condiviso un pezzo importante della mia vita. Sono grato ai tantissimi comandanti, colleghi, mentori -di ogni grado e categoria- che ho avuto la fortuna di incontrare lungo il mio percorso e che, anche oggi, in questo momento importante della mia vita, sono qui ad accompagnarmi e sostenermi. Con umiltà, riconosco che “ho camminato sulle spalle di giganti”.  Ciascuno di Voi, con l’esempio, le parole e i fatti, ha contributo a guidarmi e a indicarmi la via. Siete stati maestri e fonte d’ispirazione professionale e morale, sostegno nel momento del bisogno, magnanimi nel perdonare i miei errori, generosi nell’apprezzare i risultati da me conseguiti. Ringrazio l’Istituzione che ho servito con orgoglio. Mi ha dato un’identità, una missione, un senso profondo del dovere. Infine, non posso non ringraziare i miei collaboratori più diretti, gli Ufficiali, i Sottufficiali e i Graduati dei miei staff. Mi avete dato moltissimo, sotto il profilo professionale, umano, direi affettivo. Siete stati dei fedeli e leali compagni di viaggio, mi avete consigliato nei momenti difficili, consolato nei momenti tristi, avete condiviso le mie notti insonni, avete trepidato con me per il successo delle nostre imprese.

Adesso è la volta della parola Gruppo. Ho imparato che nessun risultato è davvero personale: ogni traguardo raggiunto è frutto di un percorso condiviso. Il gruppo — che sia una squadra, un reparto, uno Stato Maggiore o un corso d’Accademia — è il vero motore della nostra forza. È nel confronto sincero, nella lealtà quotidiana, nella condivisione delle difficoltà e dei successi che si costruisce ciò che conta davvero. Ho avuto la fortuna di lavorare con donne e uomini straordinari, spesso in condizioni difficili, sempre con lo stesso spirito di sacrificio e dedizione. Insieme abbiamo vissuto momenti che resteranno incisi nella mia memoria, nel mio cuore. Il valore umano di questi legami va ben oltre i gradi, le funzioni e gli incarichi. È qualcosa che non si spegne, nemmeno oggi.

Infine vi parlerò del Servizio. Se dovessi racchiudere in una sola parola, i miei 44 anni “con le stellette” direi: Servire. È stata la passione per il servizio alla Patria, alle istituzioni, e per i valori che ci uniscono, che hanno ispirato e guidato ogni mia scelta. Ho sempre cercato di servire con onore, con responsabilità, con lealtà, sempre con il massimo dell’impegno. E ho sempre considerato questo non un mestiere, non una semplice professione, bensì una vocazione! Una chiamata interiore che mi ha guidato ogni giorno, nelle scelte difficili, nei momenti di sacrificio ma anche nelle soddisfazioni più autentiche. Servire non è soltanto un verbo. È una scelta, una fede, un modo di vivere!

Concludo rivolgendo il mio sentito augurio al generale Vespaziani. Antonello, amico mio, dal cuore formulo a Te e al tuo personale i miei più fervidi e sentiti auguri di buon lavoro e per un futuro radioso, ricco di innumerevoli successi professionali e personali. Che Dio benedica tutti Voi!

 

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