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Afghanistan, Mattis a Kabul

14 marzo 2018. "Tutte le guerre hanno una fine". Parola del segretario alla Difesa Jim Mattis, giunto ieri in visita a sorpresa a Kabul. "Non si può perdere un'occasione per distrazione. Quindi bisogna tenere la porta aperta, anche se si segue la strategia delle pressioni militari", ha detto Mattis durante il volo che dall'Oman lo ha portato in Afghanistan per colloqui con i responsabili americani e afghani.

In cima all'agenda ci sono la campagna militare e il tentativo di portare i Talebani, almeno una parte del movimento, a raggiungere un accordo di pace con il governo di Kabul. A fine febbraio il presidente afghano Ashraf Ghani ha offerto la pace ai Talebani, invitandoli a unirsi al processo di riconciliazione e proponendo loro il riconoscimento come movimento politico.

Mattis è convinto che parlare di un accordo di pace non significhi "mettere il carro davanti ai buoi". Secondo il segretario alla Difesa, alcuni Talebani potrebbero essere interessati all'offerta di pace, soprattutto alla luce delle spaccature nel gruppo. Mattis ha ammesso le difficoltà nel coinvolgere l'intero movimento nel processo di riconciliazione. Ora, ha detto, l'obiettivo è arrivare a "quelli che sono stanchi di combattere" e partire da loro.

Arrivato a Kabul, Mattis ha subito incontrato i responsabili Usa, l'ambasciatore John Bass e il generale John Nicholson, comandante delle truppe americane e Nato in Afghanistan. Poi, ha raggiunto il palazzo presidenziale per il faccia a faccia con Ghani. Il presidente ha colto l'occasione per fare riferimento alla strategia annunciata ad agosto da Donald Trump che - ha rivendicato Ghani - permette di chiarire come parlare di pace con i Talebani non significhi "arrendersi". La strategia chiede vengano intensificate le pressioni militari e diplomatiche sui Talebani per costringerli a un accordo negoziato e - a differenza dell'era Obama - non prevede un calendario per il ritiro delle truppe Usa.

Negli ultimi mesi si sono intensificati i raid aerei: da agosto sono state effettuate ogni mese centinaia di operazioni, ben 4.361 in totale nel 2017 rispetto alle 1.337 dell'anno precedente. Quella di Mattis è la seconda visita in Afghanistan dall'annuncio della strategia di Trump. Intanto continuano gli attacchi dei Talebani: allo scorso ottobre il governo di Kabul controllava o aveva influenza sul 56% dei 507 distretti del Paese (rispetto al 72% dell'autunno 2016). Gli insorti ne controllavano il 14% e il restante 30% dei distretti era conteso.

Fonte: AdnKronos/Aki/Washington Post



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